A Desio, il nuovo rettore
Dal 7 settembre, sono a Desio come rettore della comunità saveriana. Sentendo la parlata, qualcuno ha subito azzardato a chiedere: "Ma lei non è brianzolo!". Infatti, sono nato in Sicilia, e la mia famiglia è di Salerno, dove ho vissuto fino a 21 anni. Poi ho accolto l'invito del Signore a essere suo missionario, iniziando un'avventura umana e spirituale meravigliosa, che continua ancora oggi. Durante la formazione, oltre a respirare le nebbie di Parma, ho avuto una breve esperienza in Indonesia. Sono rimasto stupito da quel popolo gentile e ospitale, ricco di carica umana e di fede in Dio.
Da Salerno alla Colombia
Divenuto sacerdote, ho trascorso nove anni nell'animazione missionaria e vocazionale in varie diocesi della Campania. Sono stati anni meravigliosi: ho visto le comunità cristiane aprirsi alla dimensione missionaria e all'impegno di annuncio del vangelo a tutti i popoli. Soprattutto ho notato l'azione dello Spirito Santo nel cuore di tanti giovani che hanno scoperto la vocazione di Dio nella loro vita. Oggi tanti di questi giovani sono uomini e donne impegnati a testimoniare l'amore di Dio come genitori e cittadini, alcuni anche come sacerdoti, missionari e religiose.
Per sei anni sono stato anche "consigliere" dei saveriani in Italia, con la responsabilità di gestire le iniziative per il primo centenario della congregazione e per la beatificazione del nostro fondatore mons. Conforti. Ho toccato con mano la grande stima e l'affetto che la gente ha per noi missionari.
Un mese dopo la beatificazione del Conforti, la partenza per la Colombia. Una missione difficile, specialmente per il problema della violenza. Mi sono trovato a lavorare nel cuore africano del Paese, tra i figli degli ex schiavi che vivono ancora emarginati dalla società.
Ma la Colombia non è solo droga e morte. La vita trionfa nella musica e nei canti, nella varietà di colori dei volti, nella schiettezza del sorriso e nell'intensità dei sentimenti, nella fede intensa e convinta.
Un impegno urgente per tutti
È stata dura tornare a lavorare ancora in Italia, a Brescia: passare dai giovani colombiani, che terminano la scuola secondaria senza aver mai posseduto un libro, alla capitale dell'editoria cattolica in Italia; dalle casupole, fatte da quattro tavole inchiodate, al bel complesso di Brescia con oltre cinque secoli di storia.
Sento di aver amato e di amare quella povera gente colombiana. Anche da Desio cercherò di dar voce ai poveri del mondo, richiamando alle esigenze della fraternità universale. Non è facile, in questo momento storico, quando sembra prevalere una certa diffidenza. Proprio per questo, cari amici e amiche, il nostro impegno diventa più che mai importante e urgente.








