50 anni di vita sacerdotale: “Non posso tacere la gratitudine”
Con l'arrivo del 2008, non posso fare a meno di ricordare il 22 marzo di cinquant'anni fa. Quel giorno ha marcato profondamente e per sempre tutto il resto della mia vita.
Il primo sentimento che il ricordo di questa data risveglia in me, è quello di un'immensa e profonda gratitudine. Invitato a dare una testimonianza su questo mio giubileo sacerdotale, sono ben contento di potere esprimere pubblicamente il mio "grazie" più sincero.
Quando sperimentiamo un sentimento forte e soprattutto, quando questo sentimento ci dà molta gioia, perché scaturisce da un fatto che è un dono e che è diventato la ragione più importante della nostra vita, non lo possiamo contenere e vivere in silenzio.
Sentiamo il bisogno di condividerlo con qualcuno, con tutti.
La proposta di vita più bella
Anzitutto il mio grazie va a Gesù che, quand'ero ancora un ragazzino di una decina d'anni, senza alcun mio merito, ha rivolto in modo speciale il suo sguardo verso di me e mi ha messo nel cuore un vivo desiderio di essere suo missionario. Mi chiamava e mi faceva la proposta più bella per realizzare la mia vita: metterla tutta a servizio diretto della sua stessa missione per evangelizzare il mondo!
Con il passare degli anni, mi rendevo conto, ogni giorno di più, del grande dono che il divino Missionario del Padre mi aveva fatto. Ripenso al cammino che Gesù mi ha concesso di fare in questi lunghi anni, di cui 16 in Italia e 34 in Brasile. Nonostante le inevitabili difficoltà che la vita non risparmia a nessuno, mi ha dato tanta gioia e la possibilità di sentirmi realizzato, tanto che sono arrivato al punto di dire più volte a me stesso: se dovessi nascere un'altra volta, chiederei al Signore di concedermi di nuovo questa grazia. Grazie, Signore!
Sono un missionario felice
Il secondo grazie va ai miei genitori, mamma Anna e papà Pietro. Devo ammettere che la mia famiglia, nella quale, senza che io mi accorgessi, respiravo un clima di grande fede e perfino di spirito missionario, è stata il campo ideale in cui Dio ha seminato e in cui è sbocciata la mia vocazione sacerdotale e missionaria. Non solo, ma papà e mamma, insieme ai fratelli e alle sorelle, hanno sempre dato l'appoggio totale alla realizzazione del mio sogno. Grazie anche a voi, carissimi!
Infine, il mio sincero grazie va alla congregazione saveriana che è diventata la mia seconda famiglia. In modo speciale, ricordo tutti i miei formatori e i confratelli che mi hanno accompagnato nel compimento della mia missione in questi 50 anni, spesi a servizio del regno di Dio. Grazie pure ai benefattori e agli amici, a tutti coloro che hanno fatto parte della mia vita. In un modo o nell'altro, sono stati strumenti nelle mani di Dio per farmi sentire un sacerdote missionario felice e pienamente realizzato. Grazie a tutti!








