Il racconto, da cui ho tratto i brani che seguiranno, si intitola “Il presepio clandestino” e fa parte di una splendida saga, quella raccontata da Giovannino Guareschi sul “Mondo Piccolo” di don Camillo e Peppone. È un pezzo che sa toccare certe corde dell'animo, almeno il mio, fin dalle prime letture durante l’adolescenza. Non si creda, tuttavia, che sia solo una storia di buoni sentimenti. Giovannino Guareschi non è mai banale. Si tratta in questo racconto di “democratizzazione” del Natale da parte di Peppone e della sua banda. Questo termine oggi potremmo sostituirlo tranquillamente con “laicizzazione del Natale”.
“Peppone intervenne: «Le idee chiare le abbiamo - esclamò - e le faremo venire anche agli altri. Il Lungo ha ragione: tutti incomincino fin da questo momento il lavoro di persuasione dei compagni. Democratizzando il Natale noi daremo il primo duro colpo alla roccaforte sentimentale dei preti».
Peppone si era entusiasmato, e l'idea del Lungo gli piaceva sempre di più. Quando tornò a casa si diede subito allo smantellamento della roccaforte sentimentale della moglie: «Da quest'anno Natale non deve esistere più» disse Peppone e la moglie gli domandò se fosse ubriaco di vino o di liquore.
I quattro) Ripresero a camminare lentamente verso il paese: era oramai vicina la mezzanotte. Arrivati in vista della Casa del Popolo, Peppone esclamò: «Cosa succede lassù?».Tutti levarono gli occhi e videro che una delle finestrelle del solaio era illuminata. Poi, la luce si spense per riaccendersi di lì a poco. E così per parecchie volte.
Il Lungo si preoccupò: «La chiave del solaio è nascosta in un posto che conosco soltanto io. E poi nessuno di casa mia è mai salito lassù». Incominciarono a battere i primi tocchi della mezzanotte, si infilarono dentro la porta del solaio e si addossarono al muro. Al dodicesimo rintocco la luce si accese e non si spense più. Una piccola luce, una lampadina a pila che illuminava l'interno di una minuscola capanna sistemata su una cassa. E in piedi davanti alla cassa, stava il ragazzino del Lungo. Rimase lì a guardare per una decina di minuti e ci sarebbe rimasto ancora se il Bigio non avesse fatto un po' di fracasso giù al pianterreno dove era rimasto di guardia. Allora il ragazzino scappò via, passando davanti, senza vederli, a Peppone e agli altri due nascosti nell'ombra a lato della porta. «Pensa se questo lo venisse a sapere don Camillo», borbottò Peppone. «Il Presepe clandestino, i cristiani riportati al periodo delle catacombe… Figuriamoci che pacchia sarebbe».
Il Lungo era cupo: «Vorrei sapere chi gli ha dato quella roba». Peppone si chinò a guardare il Presepio: «Nessuno - spiegò - sono statuine di terra cruda pitturata. Se le è fatte da solo. E sono anche belle parecchio. Mica stupido il ragazzino».
La gente usciva dalla chiesa e riempiva di allegre voci la piazza: Peppone si riscosse dallo stupore nel quale il gesto del Lungo l'aveva fatto piombare e raggiunse in fretta la porta, seguito dallo Smilzo, mentre il Lungo rimaneva là a guardare con occhi attoniti quella luce che non si spegneva”.
Anche ora, che di anni ne sono passati a decine, rileggendo queste righe un brivido ha ancora il coraggio di farsi sentire. Il Presepio Clandestino! Certo i nostri paesi, i supermercati sono pieni di luci natalizie, sembrerebbe che il Natale trionfi, anzi debordi. Tuttavia, questo Natale così sfavillante ha una cosa che non convince, una stranezza: la culla si è riempita di regali ma Gesù Bambino non c’è più. Dov'è? È andato dove le luci, anche se tenui, vengono dai cuori: nei campi profughi del deserto della Libia, o sotto i ponti delle tangenziali delle nostre periferie dove si condivide un tozzo di pane e un pezzo di cartone. Il bambinello vuole illuminare gli scantinati e i locali devastati dei grandi caseggiati abbandonati, dove si consuma la vita di tanti giovani che spesso girano come zombi senz'anima.
Il Natale è la nascita di Gesù, il resto conta poco. È l'uno davanti agli zeri. Quanti presepi clandestini nel mondo in questo Natale verranno fatti? Spero molti e per lo più fatti da bambini che in situazione di guerra, di persecuzione e di miseria non vorranno rinunciare alla speranza. Loro, i bimbi, credono sempre nell’impossibile e, anche quest'anno, l'impossibile è che Gesù, figlio di Maria di Nazareth, è veramente il Signore del Cielo che scende dalle stelle per rimanere con noi.






