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Mentre dalla redazione di “Missionari Saveriani” mi avvisavano che il paginone centrale sarebbe stato dedicato alla missione delle saveriane nel mondo, attraverso whatsapp dal Camerun mi è arrivato il racconto di viaggio di una di queste sorelle missionarie. Si chiama Lucia Citro, di Salerno. L’ho conosciuta negli anni ’80 durante una vacanza estiva a Molveno; lei dava una mano in cucina. Era laureata in Lettere. Ci siamo poi incontrati di nuovo in Congo RD, qualche anno dopo. Me la ricordo gentile, attenta, sensibile e schietta. Oggi, si trova in Camerun. Gustatevi il suo racconto, che ci fa capire tanti aspetti della vita missionaria. p. Fiorenzo Raffaini, sx

al Citro UviraSono in viaggio verso casa. Sto rientrando da Yaoundé, dove ho partecipato a un incontro sulla tratta, un tema di cui mi occupo da qualche tempo, collaborando con la rete "talitha kum". Qui in Camerun è una realtà appena nascente e si fanno piccoli passi per formare nuclei attivi nelle varie regioni. Oggi ho deciso di viaggiare con un mezzo di trasporto tipicamente africano. Ho acquistato un biglietto presso una nota agenzia di viaggi che dispone di vari modelli di pullman, a seconda delle possibilità dei viaggiatori. Quello che ho preso oggi appartiene alla categoria medio bassa. Per distinguerlo da quelli più moderni e costosi chiamati: "Vip", questo è denominato "Classique". 

Il mezzo è alquanto sgangherato all’esterno, ma è perfettamente funzionante. Viaggia, infatti, spedito e sicuro sulle strade della capitale. Siamo partiti ormai da qualche ora e dovremmo arrivare a Douala senz'altro prima delle 5 pomeridiane, a Dio piacendo. Tutto procede bene. I miei vicini già dormono, beati loro! La partenza non ha orari fissi, ma si va appena il bus è completo. Oggi, penso abbiano un poco esagerato. Nei posti da tre persone siamo in quattro, anzi in cinque, dato che la mamma che mi siede accanto, oltre ad avere la sua bimba in braccio, è incinta di almeno 7 mesi. Ho fatto appena in tempo a far loro un sorriso e a chiedere il nome della bimba, che si chiama Divina! Niente male, per ricordarmi che ogni istante porta l'impronta di Dio. Adesso sono appisolate, più avanti vedremo se la conversazione può continuare.

Ci fa compagnia un assordante sottofondo di canzoni africane da quando siamo partiti. Non so se è una strategia per conciliare il sonno o per distrarre i passeggeri dai loro pensieri... L'aria "condizionata" è efficacemente sostituita dai finestrini tenuti rigorosamente spalancati. Mi pare di correre in moto senza casco... Per fortuna avevo messo nella borsa un foulard, altrimenti arrivo a casa senza capelli... L’importante è arrivare a destinazione, sani e salvi, e trovare ciò che si desidera per continuare il viaggio della vita. Ecco, ho voluto condividere un piccolo flash della realtà di questo popolo, con cui ho il dono di camminare, nel nome del Signore che li ama e ci ama.

al Bernardetta Boggian anni 70 kamitugaIl viaggio di Lucia mi fa tornare alla mente un altro viaggio che la cara sorella Bernardetta Boggian aveva intrapreso da Baraka a Uvira. Si era unita a p. Virginio e a me, allora studenti in Zaire, per raggiungere in Land Rover la missione di Fizi. Bernardetta non aveva tempo e così decise di rientrare in camion. Non volevamo che facesse un viaggio così faticoso da sola, tanto che avevamo deciso di rientrare insieme. Le avevano offerto, è vero, un posto in cabina, ma non era il caso. Lei, invece, donna esile di 40 anni, poco meno del suo peso, con un sorriso irresistibile ci ribadì che sarebbe rientrata in camion. E così fece. Bernardetta è una delle tre saveriane (con Olga Raschietti e Lucia Pulici) uccisa in Burundi nel 2014.



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