Cosa e come comunichiamo oggi?
Oggi non stupisce che i missionari s'impegnino in settori non considerati "classici". Ma non è stato sempre così. La stampa, la radio, il cinema e la televisione hanno spesso suscitato diffidenza con qualche punta di ostilità in talune realtà ecclesiastiche, soprattutto a partire dalla metà del XIX secolo.
Grazie al contributo di personaggi come don Giacomo Alberione (fondatore dei Paolini di Famiglia Cristiana), si è fatta strada la certezza che la positività degli strumenti di comunicazione non stesse nel mezzo in sé, ma nel suo uso. Queste invenzioni sono un "dono" che Dio ha messo alla portata dell'uomo per la ricerca e la diffusione del bene (Pio XII, Miranda prorsus, 8 settembre 1957).
Mons. Guido Maria Conforti, uomo di cultura universale, seppe mirabilmente vedere lontano riguardo i nuovi mezzi di comunicazione, che si affacciavano alla storia. Scriveva: “Il ricorso al mezzo cinematografico non può essere solo concepito come un fatto propagandistico e ricreativo. II cinema riflette e determina ad un tempo un costume e quindi una cultura”.
La grande cinematografia era ai suoi esordi quando la prima modesta macchina da presa in legno fece il suo ingresso nell'Istituto saveriano, grazie a mons. Conforti e p. Giovanni Bonardi, pionieri della propaganda missionaria, attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Da allora molta strada è stata fatta, ma molta ancora rimane da fare. I nuovi mezzi di comunicazione veicolati da internet, i famosi social media, offrono mezzi potenti e alla portata di molti. Ma ora, come allora, rimane sempre il problema di cosa comunicare e come. Nella miriade di voci che popolano il web, le televisioni e i giornali, potremmo essere presi dalla paura di essere troppo piccoli e troppo pochi, tanto da non far arrivare lontano la nostra voce. Ma non è così. La forza del messaggio non sta in noi, ma in chi ce l'ha affidato e che ci ha garantito di essere con noi fino alla fine del mondo.
I saveriani hanno intuito il valore e l'efficacia di quei nuovi mezzi di comunicazione e oggi sono chiamati a trovare le strade giuste, perché questi altri nuovi mezzi di comunicazioni siano efficaci per costruire una comunità di uomini e donne di pace, giustizia, verità e vita.






