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Animazione Missionaria e Vocazionale

Desio (MB)



Presentazione

La nostra casa vuole dunque essere “spazio aperto” di condivisione con la famiglia saveriana, composta dai missionari saveriani, dalle missionarie saveriane e dai laici saveriani. Insieme incroceremo cammini di vita alla luce di Cristo con un grande desiderio di felicità e di pace.

Cdesio celebrazionei rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.

Qui, dall’inizio alla fine, la missione è intesa come incontro tra persone in Cristo che, secondo continenti, modalità e tempi diversi, suscita sfide, accende il cuore di desideri e porta a formulare progetti.

Offriamo, dunque, strumenti di animazione, itinerari e proposte di formazione, incontri di Spiritualità alla luce del Vangelo, l’ascolto di testimoni, di missionari che hanno già fatto la loro scelta di vita accanto agli ultimi del mondo.

Insieme, ci collegheremo con tante persone già impegnate nella diffusione del Vangelo e anche noi potremo scoprire cammini per farlo a partire dal nostro territorio, dal nostro ambiente lavorativo, scolastico o universitario, per essere anche noi proiettati verso gli altri… “fino agli estremi confini della terra!

"Adesso sì che sono laureata a 110 con lode!"

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Alcune settimane fa, Maria (pseudonimo) coronò il suo quinquennio formativo sostenendo on line la tesi su "Disabilità e creatività". Il voto: 110 con lode.

Il giorno dopo la laurea, Maria dovette subire alcuni esami perché da giorni un occhio le rimaneva opaco. Ieri mi giunse la sua telefonata: "Mi hanno riscontrato la sclerosi multipla e che mi accompagnerà lungo la vita". Dopo un attimo di reciproco silenzio aggiunse alcune parole che ricostruisco dalla mia memoria, ma la prima parte è letterale: "Adesso sì che sono laureata a 110 con lode, perché ora so di mio cos'è la disabilità. Così ci capiremo subito!".

Il sogno che aveva portato Maria a scegliere il ramo universitario e l'argomento della tesi è stato (e rimane tuttora) quello di dedicare la sua cura e il suo affetto ai bambini con disabilità.

L'esistenza di questi piccoli appare secondaria o forse anche ingombrante agli occhi della società che cerca efficienza e potere.

Eppure, nessun bonsai giapponese o nessun giardino italiano regala commozione come un fiorellino di montagna, un bucaneve di febbraio o una primula di marzo, che il viandante scopre sul ciglio di un sentiero montano. L'energia di un bambino che si sforza di dire con i gesti ciò che non può con la bocca, attraverso il suo discorso muto dice ciò che la mole di telenovele televisive o anche delle prediche di me prete non sanno dire.

"Ci capiremo subito": con questa espressione senz'altro Maria intendeva dire che ora lei e i bambini con disabilità si capiranno di prima, senza il rumore di parole. Del resto, mi domando, del tanto rumore fatto in questi mesi di peripezia covid, che cosa rimarrà impresso nel cuore di ciascuno di noi? L'immagine dell'infermiera tutta bardata di camici e maschere che, spossata, s'appisola tra le sacche di flebo e i tamponi, oppure la fila dei camion dell'esercito che asportano le bare, ecc. ecc. Sono immagini che i mass media hanno colto e diffuso. Ma una miriade di bucaneve e di primule sono sbucati senza fare rumore ed è bello rispettare il pudore della loro innocenza. Penso in particolare ai bambini che, senza capirne il perché, hanno dovuto rimanere in casa senza incontrare gli amici di asilo o di scuola e giocare assieme. Vivo in un quartiere di Milano dove le giovani coppie amano condurre i loro bambini nei vicini parchi del Castello Visconteo e del nuovo parco presso Porta Garibaldi. I bambini non hanno perso la loro vivacità e subito si mettono a correre sul prato, come niente fosse stato.

"Se non ritornerete come bambini... ", lui avvertì.

  La vera rinascita dalla prova epocale del covid sarà attuata da loro, dai giovani e dai bambini. Noi, anziani e adulti, abbiamo il fiato corto sia per l'età, ma anche perché le energie che tuttora ci rimangono le andiamo consumando in vittimismi e conflitti tra schieramenti. La mente (cultura economia - religione) di noi grandi manifesta i sintomi della menopausa: sterile irrequietezza. Avevamo prospettato e promesso un progresso illimitato e non accettiamo che un nemico invisibile ci abbia bloccati. Avevamo ridotto il pensiero ai nostri schemi e ora che questi sono incrinati non abbiamo più aria fresca per ossigenare nuovo pensiero. Non abbiamo più spazio. Non abbiamo più fantasia creativa.

Lunedì 19 luglio mi sono goduto un giorno di vacanza romana. Alcuni amici mi avevano prenotato la visita alla mostra di Raffaello al Quirinale. "Tra i dipinti autentici di sua mano sono esposti anche alcuni la cui esecuzione il grande maestro affidò ai discepoli. Questi secondi li riconoscete perché sono molto rifiniti, hanno tonalità di colore molto marcate, ma mancano di vita", ci disse una guida. I primi esemplari della menopausa pittorica che poi sarà detta manierismo, con una stupenda eccezione di un anticonformista chiamato Caravaggio.

Nella breve vacanza romana di 24 ore un padre gesuita mi ha condotto nell'aula del Collegio Romano dove Galileo firmò la sua resa al cardinal Bellarmino. Firmò che la terra è al centro e il sole le gira attorno. "Qui abbiamo un documento dove sta scritto che il Bellarmino disse a Galileo che anche lui propendeva per a teoria eliocentrica, ma che per il momento conveniva tacere perché non sarebbe accolta dai teologi". Menopausa della teologia! Salendo una lunga rampa ecco la specola dove il gesuita, astronomoe geodeta, p. Angelo Secchi (1818 – 1878), osservando l'immensità de cielo, fondò la spettroscopia. Mezzo secolo dopo il gesuita belga p. Georges Lamaitre (1894 - 1949) annunciò per primo la teoria del Big Bang. Il pensiero è potente quando non è manipolato.

Non è, il cammino cristiano, contemplazione del Logos che si fa carne?

Noi adulti non attueremo la rinascita dopo il covid, perché il nostro pensiero asservito al calcolo non ha l'energia di trasformare la sofferenza in entusiasmo, gli odi di partito in policroma collaborazione, i nostri peccati in cammino di conversione che porta più gioia in cielo che la cerchia dei novantanove giusti. Questa, la cerchia dei novantanove giusti, ci imbriglia e non ci lascia volare. Per volare occorre essere lievi, senza l'onere dei meriti accumulati. Però un compito ci spetta: accompagniamo con la preghiera la crescita dei bambini e liberiamo la strada dai vetri di bottiglie rotte dalla nostra ubriacatura di adulti. Alla costruzione di nuovi campi sportivi diamo la precedenza alle scuole dotandole di spazi ampi con verde, dove gli alunni e gli studenti possano giocare la solidarietà. 

A Maria e ai giovani laureati a 110 con lode dalla sacrificio della vita reale oltre che dall'università, il grande ruolo di essere i maestri della nuova generazione. 

Una domanda: ogni tanto un Requiem per chi si è trovato a vivere il crepuscolo affinché poi arrivasse l'alba.

Grazie.   p. Luciano



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