Quando si passa vicino ai piccoli bar nei villaggi, c’è il rischio di sentire le persone che alzano la voce, perché hanno “dosè” (hanno bevuto troppo) e quindi cominciano a litigare. Mi fermo insieme ai giovani che mi accompagnavano. Stavamo andando a trovare il lebbroso che non aveva più le mani a causa della malattia. Chiedo a uno di loro di andare a vedere cosa sta succedendo. Ritorna in fretta e mi dice: “padiri, tukimbie, wanaendelea kutukana, kwa sababu mmoja kati yao alikunywa mno na anasema kama atapiga mwenzake kwa sababu aliiba mbuzi yake (padre, andiamo via in fretta. Stanno continuando a insultarsi perché uno di loro ha bevuto troppo e dice che picchierà il suo amico perché ha rubato la sua capra)”. Io dico ai giovani se riusciamo a calmare la situazione o almeno buttare un po’ di acqua, perché i bollenti spiriti si calmino. Mi dicono che è difficile finchè il gestore del bar continua a portare da bere, la calma non tornerà presto. Proseguiamo per la nostra strada. Al ritorno passiamo di nuovo davanti al bar. C’è una insolita calma. Questa volta vado a vedere io. Il gestore mi dice che sono venuti i poliziotti e li hanno portati tutti e due in prigione. Li lasceranno là per un po’ di ore. Poi, dopo aver pagato una bella multa, li rimanderanno a casa.







