Sababu gani, mnashangilia leo? Kitu gani? (perché oggi esultate? Cosa è capitato’”. Chiedevo a un gruppo di giovani che usciva di corsa dallo stadio, vicino alla chiesa di Baraka. “padiri, haujui kitu? Equipe yetu ya kabumbu alicheka mchezo na alishinda mbele ya equipe ya bamilitaires ya Uvira (padre, non losai? La nostra squadra di calcio ha giocato e ha vinto contro la squadra dei militari di Uvira). Sasa, inafaa doser mingi. Weye pia unapashwa kunywa pombe pamoja nasi (adesso dobbiamo bere molto. Anche tu devi bere la birra con noi)”. In effetti io conoscevo la squadra “Vijana” (mi pare che si chiamasse) dei militari e li avevo anche arbitrati qualche volta. Ero riuscito a calmarli, perché si credevano importanti e poco rispettosi del regolamento. Ma finalmente qualcuno li aveva vinti e li vedevo uscire sconsolati o arrabbiati dallo stadio. Mi avvicino al loro capitano e chiedo come è andata. Uno mi dice che l’arbitro non li ha rispettati, non li ha lasciati giocare come volevano (era uno di quelli che io avevo formato, dato che ero anche il responsabile degli arbitri della Zona). Gli rispondo che la prossima volta troveranno me in campo. Mi guarda, mettendo le mani avanti “hapana, padiri. Weye uko mkali kabisa, lakini unafuata sheria (no, padre. Tu sei proprio cattivo, ma segui il regolamento). Tutaonana mara ingine (ci vediamo la prossima volta)”. Lo invito insieme all’allenatore a bere qualcosa. Accettano e così l’amicizia continua (fuori dal campo), ma in campo, loro lo sanno bene “padiri, utuhurumie” (padre, perdonaci). Io rispondevo che il perdono si dà solo a chi viene a confessarsi, in campo si seguono le regole!!!







