È trascorso oltre un anno da quando, su richiesta della diocesi di Brescia, abbiamo avviato l’accoglienza di alcune famiglie ucraine, fuggite dopo l’inizio dell’invasione russa nelle loro terre. Ho incontrato Elena Marmaglio, operatrice della cooperativa Kemay (braccio operativo di Caritas), che si occupa dell’assistenza dei rifugiati ospiti a San Cristo. Kemay provvede alle varie spese (vitto, alloggio, manutenzioni), ma gestisce anche la parte burocratica (documenti, visite mediche, inserimento scolastico e professionale).
Era il 7 marzo 2022. Venti persone erano radunate nel nostro cortile pronte a raggiungere le camere del primo piano, messe a loro disposizione. In seguito, tre famiglie si sono trasferite in Francia e in Germania, ma altre sono arrivate. Attualmente, nei nostri ambienti sono alloggiate 15 persone, tra cui una bambina e un bambino e due adolescenti (fratelli tra loro), inseriti nelle scuole della città. La maggior parte dei nostri ospiti è sordomuta, ma la tecnologia agevola la loro vita e la comunicazione, così da superare le difficoltà dovute alla disabilità.
Un aspetto molto importante è l’occupazione degli adulti. Grazie a Kemay, sono stati tutti assunti dalla Cooperativa Integra con diverse mansioni: pulizie in hotel/uffici, confezionamento in laboratori, turni in fabbrica… In questo modo, possono sentirsi ancor più accolti e rendersi parzialmente autonomi per alcune spese. Dopo i primissimi tempi con pasti confezionati, le famiglie ora hanno a disposizione una cucina e un soggiorno dove cucinare i pasti. La spesa è gestita da Kemay che stanzia un budget a persona. Da inizio marzo, grazie a una card prepagata, possono recarsi al supermercato in autonomia ed acquistare ciò che serve.
È bello scambiare qualche parola in italiano con i ragazzi quando tornano da scuola. E se c’è Elena, è l’occasione per esprimere dubbi, esigenze, per chiedere consigli, per fare chiarezza sugli aspetti burocratici che, spesso, sembrano complicare percorsi già di per sé tortuosi.
Nonostante tutto, ci sembrano abbastanza sereni. Non conoscono l’italiano, i più giovani lo stanno studiando, per il resto ci si affida al traduttore del cellulare, uno strumento indispensabile per comunicare e per avere notizie.
Ci rendiamo conto che non abbiamo fatto molto per loro. Però, una volta finita la guerra, forse potranno ricordare questi lunghi mesi con sollievo per l’amicizia ricevuta da più parti. In tanti, infatti, si sono prodigati, soprattutto all’inizio, per alleviare la sofferenza della distanza e della distruzione. “La guerra finisce se Zelensky deciderà di arrendersi - ci confida Melania con le lacrime agli occhi - ma in ogni caso rimangono le macerie anche nei rapporti personali. Ho parenti in Russia che sostengono che la guerra sia giusta; la propaganda di Putin è arrivata a mettere contro famiglie un tempo unite”.





