Con la Candelora finisce di fatto il periodo popolare del Natale e questo mi da l’occasione di proporvi un racconto di un prete delle nostre parti, don Angelo Oldrati.
Per i giorni di Natale, a Monte di Nese, alcuni volontari costruiscono fuori dalla chiesa una piccola stalla e vi collocano un bell’asinello che giorno e notte rimane solo ed unico animale. Per l’asino un momento importante è l’ultimo sabato sera prima di Natale quando, per l’iniziativa “Notte di luce” delle parrocchie della nostra fraternità, si organizza l’Attesa dei pastori. Un corteo con un piccolo gruppo di famiglie giovani, genitori e bambini vestiti da pastori, parte dalla piazza Alpini con lanterne, con una pecora (a volte) e alcuni veri zampognari (baghet), e fa sosta davanti alla stalla per un primo augurio natalizio. Poi nel salone della comunità continua la festa con musiche, poesie, canzoni di Natale e qualche dolce.
Soprattutto nelle lunghe notti fredde, non riuscendo a trovar sonno, contemplando nel buio le miriadi di luci dei paesi sottostanti, quell’asino penserà anche alle tante sofferenze nelle case: bambini che sognano, giovani in cerca di futuro, anziani soli, famiglie in conflitto... Ma contemplando il cielo così vicino, gli sembrerà di vedere gli angeli che cantano “Gloria a Dio e pace agli uomini” e anche lui si unirà con ragli delicati ad augurare quella pace che tutti desiderano. I fedeli che andranno alla Messa lo potranno salutare e lui risponderà con uno sguardo affettuoso; lo farà anche per gli escursionisti che passano vicini senza accorgersi di lui, ai preti che saliranno in quei giorni a celebrare e si fermeranno un attimo davanti alla stalla prima di entrare in chiesa. E questo potrebbe essere il messaggio di augurio: “Pur presi dalle vostre preoccupazioni pastorali dato che la gente fatica a cogliere il dono del Figlio di Dio, prendete esempio anche da me. Mi definiscono come cocciuto e ignorante, simbolo per i maestri di una volta degli alunni fannulloni... lo, invece, sono mite e paziente, so portare pesi considerevoli e sopportare maltrattamenti. Potete accarezzarmi e ammirare la mia dolcezza e mansuetudine. Imparate da me!” (don Angelo Oldrati).
Per tante notti, anch’io ho avuto la gioia di salutare l’asinello e di fare un selfie con lui. E all’uscita dalla messa della Notte Santa, di fronte allo spettacolo delle mille lucine della pianura bergamasca e oltre, il cuore un poco ha tremato. Mi sembrano giuste le belle parole che il buon don Angelo mette nel cuore dell’asinello. È l’augurio per il nuovo anno appena cominciato.
“O Signore, pensavo che la mia vita di asino fosse solo stupida e ignorata da tutti; tante volte mi è venuto il desiderio di diventare feroce come tante altre bestie; ho nutrito il desiderio di libertà e di fuggire dal mio padrone che ogni tanto mi picchia con il bastone sulla schiena... Ma ora ho conosciuto la bellezza della Notte Santa con la luna, le stelle e gli angeli. Ho percepito che nella mia stalla è venuta la Santa Famiglia, ho visto con il mio cuore un po’ di Luce e l’Amore del Bambino, nato a Betlemme, in una stalla accanto a un asino come me... È Lui che ha portato e porta anche oggi la Pace a tutti: aiuta, o Signore, gli uomini e le donne del mondo ad accoglierla e a donarla. Noi animali già obbediamo di cuore alla legge che il Creatore ci ha messo dentro. Grazie Bambino di Betlemme!”.







