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VISITA DEL PAPA IN BANGLADESH / UN SILENZIO ASSORDANTE SULLA PRESENZA DEI MISSIONARI ITALIANI

VISITA DEL PAPA IN BANGLADESH / UN SILENZIO ASSORDANTE SULLA PRESENZA DEI MISSIONARI ITALIANI

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In occasione della visita di papa Francesco in Bangladesh, la nostra rivista ha pubblicato due articoli, il primo nel numero di novembre-dicembre 2017 a cura di M.S., “Bangladesh tra islamizzazione e tolleranza”; il secondo nel numero di gennaio-febbraio 2018, di Stefano Vecchia, “Myanmar e Bangladesh / Il viaggio di Francesco tra cautele ed entusiasmi”. In ambedue non abbiamo quasi fatto cenno alla presenza dei missionari italiani in quel paese. Da qui la giusta sorpresa di Francesco Rigon, fratello del saveriano padre Marino, partito per il Bangladesh nel lontano gennaio 1953 e rimastovi per oltre mezzo secolo, diventando tra l’altro il maggior esperto italiano del grande poeta bengalese Tagore, Nobel della letteratura nel 1913. Abbiamo promesso a Francesco che ne avremo parlato nei prossimi numeri della rivista, proprio a partire da suo fratello Marino, scomparso nell’ottobre scorso all’età di 92 anni.

VISITA DEL PAPA IN BANGLADESH / UN SILENZIO ASSORDANTE SULLA PRESENZA DEI MISSIONARI ITALIANI

Francesco Rigon
Venezia, 9 marzo 2018

Spettabile Redazione, ho appena ricevuto il n. 1 di “Missione Oggi” 2018. Mi sono soffermato subito sull’articolo di pag. 12 di Stefano Vecchia ed ho trovato molto prudente, corretto, condivisibile dire: “Myanmar e Bangladesh / Il viaggio di Francesco tra cautele ed entusiasmi”. In effetti, gli interventi sono stati, a mio avviso,  piuttosto, sorprendentemente,  prudenti. Mi sono sentito anche con alcuni padri saveriani che, da anni, lavorano in Bangladesh e con i quali sono stato e sono tuttora in contatto, oserei dire fraterno, da anni. Dato che ho toccato l’argomento voglio confermarvi che, mi sono reso ben conto delle ragioni di cautela o, come più propriamente, direbbero i diplomatici,  di “opportunità”, ma che, fatta eccezione del breve intervento del padre Franco Cagnasso del Pime, mi ha non poco sorpreso che nessun altro abbia fatto cenno della presenza dei missionari italiani che da anni lavorano in Bangladesh e che hanno realizzato cose che meritavano anch’esse migliore memoria. Per me, fratello di padre Marino, cui sono stato vicinissimo sin dal giorno della sua partenza per il Bangladesh, nel lontano gennaio 1953, fino al giorno della sua scomparsa nell’ottobre u.s., con ben sette visite in Bangladesh e con una attività, che sarebbe da raccontare, con la quale ha/abbiamo sostenuto allo studio parecchie, ripeto parecchie, migliaia di studenti, e di aver condiviso, con entusiasmo, anche la sua, non piccola, attività culturale, per me ripeto, usando forse una eccessiva espressione, il silenzio è stato assordante (più dolce e consolante potrebbe essere l’ascolto del canto The sound of silence di Simon and Garfunkel!). Il mio stupore trova ben conforto da alcuni aspetti;  ne cito solo tre:

nel novembre 2008, l’allora governo, tra l’altro  in mano ai militari, di un paese, come ben noto, musulmano quasi al 90%, ha conferito la cittadinanza onoraria, ovviamente per quanto compiuto in Bangladesh, a mio fratello, padre Marino;

mentre era in corso la succitata visita, la stampa locale, non occorre ripeterlo, laica e musulmana, ha ricordato la presenza (l’opera / il sacrificio) dei nostri missionari, tra cui l’uccisione di padre Mario Veronesi e l’efficace opera di salvataggio degli sconfitti nella guerra di indipendenza del 1971 (tra giorni, la ricorrenza, esattamente il 26 c.m. il cosiddetto Swadhinota dibash, giorno della libertà, da parte di mio fratello, padre Marino, proclamato, più tardi, quale eroe nazionale (cfr. targa nel Museo Storico dell’Insurrezione a Dhaka) e, infine: la ben nota guida internazionale, fuori di dubbio “laica”, Lonely planet, che presentando il Bangladesh, suggerisce di “non mancare” di scendere al sud, ai margini della foresta Sunderban, regno della famosa tigre del Bengala, e ammirare le opere realizzate dal “mitico” missionario vicentino, padre Marino Rigon.

E per citare, infine, a scelta, tra gli altri, vari riconoscimenti, il premio di poesia conferito a padre Marino, sin dal 1982, quale traduttore dalla lingua originale, il “bengali” (leggi bengoli) in italiano, delle opere poetiche di vari autori bengalesi: il Kabi Jasim Uddin Accademy Literature Award. Con animo sereno e fedele, anche se lo stupore rimane nel cuore!  

El Salvador
30 agosto - 2 settembre 2018

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L’obiettivo generale del Congresso è “assumere e far proprio il grido dei poveri e della terra alla luce del patrimonio teologico e pastorale della Conferenza dell'Episcopato latinoamericano svoltasi a Medellín”.

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