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UN’ARCA PER LA SOCIETÀ LIQUIDA / LA MORALITÀ NEL CAMBIAMENTO D’EPOCA

UN’ARCA PER LA SOCIETÀ LIQUIDA / LA MORALITÀ NEL CAMBIAMENTO D’EPOCA

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La recente scomparsa del sociologo Zygmunt Bauman ha ricordato a tutti l’origine di una fortunata espressione capace di fotografare la condizione dell’uomo postmoderno. Fu lui per primo a definire “liquida” la società del XXI secolo, cui appartiene quella parte del mondo ritenuto (sic!) “avanzato”. L’autore del nostro libro – Bruno Bignami – riprende la categoria baumaniana con l’intento di proporre un’etica all’altezza della condizione attuale. Il rischio di arenarsi di fronte a un’inevitabile deriva, cui l’immagine della “liquidità” rimanda, ha portato l’autore a cercare le ragioni per una proposta costruttiva e creativa. L’orizzonte in cui si colloca il testo è chiaramente indicato nell’introduzione: “La bussola per la navigazione dell’arca è offerta da papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium” (p. 17). Si tratta allora di una proposta morale che da un lato legge il “cambiamento d’epoca” (p. 13) come un’opportunità, alla stregua degli insegnamenti del pontefice, e dall’altro mira alla costruzione di un’arca capace di attraversare i marosi della contemporaneità. La struttura del testo evidenza l’intenzione di fondo. Nella prima parte, secondo uno schema tradizionale nella teologia morale, traccia i fondamenti del discorso etico, mentre nella seconda affronta alcune questioni concrete, mostrando il lato pratico delle premesse fondative. Il taglio fluido, ma profondo, rende il testo accessibile anche ai non addetti, offrendo un utile strumento per orientarsi in temi spesso gravosi e complessi. Non è difficile condividere la constatazione che vede il mondo d’oggi oscurato da un cono d’ombra. Privo cioè della luce necessaria per individuare la rotta da seguire. Di fronte alla desolazione dell’aver perso la bussola, l’autore recupera la consapevolezza che esiste una direzione, una meta. La metafora del viaggio, cui l’arca rimanda, stimola a pensare l’esistenza non alla stregua di chi “naviga a vista”, senza un obiettivo e in balia dei desideri individuali, ma all’interno di una “fraternità” ritrovata e in rotta verso un porto promesso e atteso. Su questo punto si concentra buona parte del lavoro fondativo. L’uomo “individuale” incarna un’antiumanità e perciò un’etica temprata sull’autoderminazione che produce incertezza e paure. L’etica ha un DNA relazionale. La sua crisi segnala pertanto una difficoltà nella fraternità e ancor prima nell’alterità. Riprendendo e facendo interagire tra loro alcuni interpreti critici dell’uomo moderno, l’autore mostra l’impossibilità dell’etica in un mondo su misura dell’individuo. Se alla morte di Dio fa seguito la morte del prossimo – secondo un’illuminata espressione di Luigi Zoja – dalla morte del prossimo non può che venire il decesso dell’etica. Il mondo in cui viviamo sembra essere incapace di generare legami, relazioni, e non permette di incontrare i volti. Lo dimostrano gli attuali mezzi di comunicazione che rendono “vicinissimi i lontani, ma non riescono a rendere prossimi i vicini”.
Su questo punto l’autore articola un discorso coerente che fa da piedistallo decisivo per le questioni approfondite nella seconda parte (rapporto tra coscienza e leggi civili, la “pace giusta”, il tema scandaloso della fame e l’invito perentorio alla sobrietà). Il riconoscimento dell’altro non è solo un imperativo sociale, ma un elemento di natura antropologica. L’uomo riconoscendo l’altro riconosce se stesso. Il fondamento biblico lo si rintraccia nella narrazione di Gen 2 a cui fa seguito la tenace volontà di Giuseppe nel ricercare la fraternità infranta dall’odio dei fratelli. Nell’orizzonte della fede cristiana la fraternità (comunione) è un dono: “La fede cristiana trova la radice della fraternità nel discorso cristologico. In Cristo siamo fratelli perché inseriti, attraverso il battesimo, nel mistero pasquale del Figlio. Ciò comporta l’abbandono dei percorsi moralistici che pensano la fraternità come frutto esclusivo di una scelta, per assumere la logica della passività accolta” (p. 37). La dimensione comunionale dell’uomo riflette il suo essere a immagine e somiglianza di Dio (nella comunione è data all’uomo la possibilità di riproporre quel “faccia a faccia” che si ritrova in Dio stesso). La Trinità rappresenta dunque il riferimento imprescindibile per comprendere sé e gli altri, come dimostrano due significative citazioni: “La spiritualità della solidarietà globale sgorga dal mistero della Trinità” (Laudato si’ 240); “Ogni creatura porta con sé una struttura propriamente trinitaria” (san Bonaventura: p. 69). Il lavoro condotto da Bignami appare particolarmente significativo soprattutto nello sforzo di tradurre in categorie morali teologicamente rigorose gli orientamenti offerti dal magistero di papa Francesco.

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