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MAI NEUTRALI, SEMPRE PER LA PACE!

MAI NEUTRALI, SEMPRE PER LA PACE!

Cinquant’anni fa, nell’enciclica Populorum progressio, Paolo VI denunciava il crescente squilibrio tra popoli ricchi e poveri, che, se non sanato, avrebbe potuto portare ad una terza guerra mondiale. Per questo, riprendendo il grido Jamais la guerre! del 1965 all’Onu, affermava che “lo sviluppo è il nuovo nome della pace”. Nello stesso anno, in un mondo drammaticamente polarizzato dalla guerra fredda, Montini istituiva la Giornata della pace, da celebrarsi il 1° gennaio di ogni anno, a partire dal 1968. Era il tempo dei bombardamenti americani in Vietnam e la via della denuncia profetica di ogni male, inaugurata dal Vaticano II (1962-1965), fu bruscamente interrotta, per una serie di congiunture storiche, politiche ed ecclesiali, che portò nel 1968 addirittura alla rimozione di un protagonista del Concilio, come il card. Giacomo Lercaro. Tra le cause di questa rimozione, il suo profetico giudizio storico sulla guerra in Vietnam, nell’omelia del 1° gennaio 1968, in cui chiedeva all’America, al di là di ogni questione di prestigio e giustificazione strategica, di desistere dai bombardamenti aerei sul Vietnam del Nord.

Nella sua recente visita a Bologna, papa Francesco, rivolgendosi agli universitari su tre diritti fondamentali – il diritto allo studio, alla pace e alla speranza in un futuro –, nel trattare dello ius pacis, ha citato l’incriminata omelia del card. Lercaro, proprio nel punto in cui afferma che “la Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga: la sua via non è la neutralità, ma la profezia”. Diversi osservatori hanno segnalato il valore aggiunto di questa citazione, evidenziando il senso di giustizia riparativa, riabilitativa, nei confronti del card. Lercaro, costretto alla rinuncia proprio all’apice del suo magistero sulla pace; oppure ribadendo il senso di rottura definitiva con la dottrina della “guerra giusta”. In altre parole, Bergoglio ha voluto riaffermare, da una parte che l’unica via della Chiesa è la profezia, nonostante i rigurgiti di “neutralità” di una certa politica ecclesiastica; dall’altra che è giunta l’ora di mettere fine all’illusione della “guerra giusta” come soluzione dei conflitti: la guerra non è mai giusta, solo la pace lo è.

A cinquant’anni dal monito di Paolo VI (lo sviluppo è il nuovo nome della pace) e del card. Lercaro (mai neutrali, sempre schierati per la pace), abbiamo visto una ripresa concreta della profezia della Chiesa nei gesti e nel magistero di papa Francesco, nelle visite alle tombe di profeti della pace, come don Milani e don Mazzolari, nelle visite al Sacrario di Redipuglia e al Cimitero americano di Nettuno, così come nell’incontro del 10 e 11 novembre in Vaticano: Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale. Nel suo discorso ai partecipanti, papa Francesco ha espresso soddisfazione per la storica votazione in sede Onu del Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, che ha stabilito l’illegittimità e l’immoralità di tali armi. È stato così colmato, ha ribadito Bergoglio, “un vuoto giuridico importante, giacché le armi chimiche, quelle biologiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo sono tutti armamenti espressamente proibiti attraverso Convenzioni internazionali”. Qualcosa di molto positivo è accaduto, perlomeno dal punto di vista simbolico, con la firma del trattato da parte di 53 paesi e il conferimento del Premio Nobel per la Pace 2017 a Ican (International campaign to abolish nuclear weapons). Mancano all’appello le potenze nucleari e i loro alleati, tra cui l’Italia, che non vogliono firmare. Come cristiani e cittadini siamo chiamati a uscire dalla neutralità, anche per convincere il nostro governo e il nostro parlamento dell’illegalità e immoralità in cui si trova l’Italia, se non si libera delle armi nucleari.

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