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L’UOMO OLTRE L’UOMO / PER UNA CRITICA TEOLOGICA A TRANSUMANESIMO E POST-UMANO

L’UOMO OLTRE L’UOMO / PER UNA CRITICA TEOLOGICA A TRANSUMANESIMO E POST-UMANO

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Che ne sarà dell’uomo? Assistiamo in questi anni a uno sviluppo impressionante della scienza e della tecnologia. Questo permette di risolvere molti problemi per l’uomo: alcune malattie possono venire sconfitte, organi o parti del corpo danneggiate possono venire sostituite mediante trapianto o da protesi artificiali, la tecnologia può supportare il corpo umano e allungare la vita delle persone. Tuttavia nascono nuove questioni di bioetica (fine vita, eugenetica, limiti della tecnologia), ma soprattutto la questione che si affaccia all’orizzonte è l’identità stessa dell’uomo: cos’è l’uomo? Si può ancora parlare di essere umano quando si moltiplicano le protesi, i supporti artificiali, gli interventi sul corredo genetico?

Il libro di Tiziano Tosolini affronta questi problemi illustrando le caratteristiche del movimento culturale e filosofico del Transumanesimo e del Post-umano. Si tratta di due movimenti che sostengono il superamento della natura umana, in particolare attraverso la scienza e la tecnologia, in modo da accelerare l’evoluzione della vita intelligente “oltre” l’attuale forma umana.

L’autore mette in evidenza nei primi capitoli le parentele filosofiche del movimento transumanista. In primo luogo i transumanisti partono da un presupposto dualista di tipo platonico-cartesiano secondo cui l’anima /mente è separabile dal corpo, la personalità è sganciata/sganciabile dal supporto fisico e non è altro che memoria, informazioni, attività mentale riducibile a dati informatici, scaricabili su altri supporti artificiali, che permettono di andare oltre la durata biologica della vita; questo comporta da un lato una certa svalutazione del corpo, dall’altro la sua risoluzione a macchina (cfr. pp. 26, 30, 51). In secondo luogo è evidente, anche nella terminologia, il riferimento all’oltre-uomo di Nietzsche, cioè a quella trasformazione della persona da creatura limitata e bisognosa in un essere autosufficiente, pur con le dovute riserve (Nietzsche esalta la finitudine dell’uomo fino all’amor fati che i transumanisti vogliono negare e superare, cfr. pp. 18-20). In terzo luogo sembra trasparire Sartre e la sua concezione dinamica dell’uomo che non ha una natura prefissata, ma che si costruisce in quanto la sua esistenza in divenire precede l’essenza statica (cfr. p. 36, 74). E poi Darwin con la sua visione evoluzionistica e progressiva, sebbene si tratti di passare dalla selezione naturale alla selezione intenzionale (cfr. p. 13, 55). Inoltre non manca nei confronti della religione l’atteggiamento disincantato e critico, riferibile in parte a Feuerbach e Marx, che tende a vedere la religione come una forma di rassegnazione e un ostacolo al pieno sviluppo delle capacità umane (pp. 40, 45, 114). Sono riscontrabili infine consonanze con correnti artistiche come il Futurismo e il Dadaismo nell’esaltazione del futuro, della tecnologia e della velocità (p. 105). L’autore nota inoltre come la visione transumanista si sia sviluppata particolarmente in occidente dove si è affermato l’individuo e il suo potere manipolativo sulla natura, mentre resti marginale nel contesto orientale dove la relazionalità col tutto è un principio fondamentale (pp. 51-53).

Ma la cosa più significativa del libro è il confronto tra transumanesimo e cristianesimo: in sintesi si denota una dissonanza radicale pur individuando interessanti consonanze in particolare attraverso il confronto con il pensiero di Teillard de Chardin (pp. 85ss.). La promessa cristiana di una salvezza oltre “la carne e il sangue” e di un’immortalità futura sono ben presenti nel movimento transumanista, in particolare con il teologo e scienziato francese vi è accordo sulla prospettiva finalistica dell’evoluzione, orientata oltre l’uomo verso la sfera del pensiero e della coscienza, che ha la sua convergenza in Cristo-Punto Omega. Tuttavia resta per il transumanesimo una prospettiva puramente terrena, materiale e temporale: l’immortalità è biologica o bionica, la soteriologia è secolarizzata, Dio è reso impersonale e si identifica con una potenza creativa, l’obiettivo del continuo perfezionamento e miglioramento terreno non ha un obiettivo ben preciso ma estremamente generico: chi stabilisce cosa è migliore e perfetto?

Alcune domande nascono dal confronto cristianesimo/transumanesimo: la liberazione dalla finitudine e dalla morte mediante un’immortalità terrena è vera salvezza? È sufficiente e augurabile un’effettiva immortalità terrena? L’identità dell’uomo è riducibile a un software applicabile su hardware differenti? Se Dio si è fatto carne è possibile separare o svalutare il corpo, le sensazioni, le percezioni e considerarli non decisivi per la costituzione dell’identità effettiva umana? Cosa significa “migliorare” o “potenziare” la vita dell’uomo? Che ruolo in questo ha l’amore? Nel desiderio di una vita immortale che è presente nel transumanesimo non si cela forse un desiderio più radicale di una qualità diversa di vita, che non può essere ottenuta con le proprie forze mediante la tecnica, ma che può essere solo dono che viene dall’alto, un «rinascere dall’alto» in Cristo?

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