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Il Sufismo, Una risposta all'odierna sete di spiritualità

Il Sufismo, Una risposta all'odierna sete di spiritualità

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IN VESTE DI PICCOLO FRATELLO DI CHARLES DE FOUCAULD, GIUSEPPE MOROTTI È VISSUTO PER MOLTI ANNI IN CONTATTO DIRETTO COL MONDO ISLAMICO E, IN PARTICOLARE, CON LA MISTICA SUFI. CONOSCE LA VASTA PRODUZIONE LETTERARIA
DEL SUFISMO, MA CIÒ CHE PIÙ CONTA ED ATTRAE, È L'ESPERIENZA PERSONALE E
DIRETTA DELL'AUTORE, CON RIFERIMENTO ALL'ISLAM E AL SUFISMO.

Troppo spesso l’islam è stato considerato una religione arida, legalistica, poco incline alla
spiritualità. Non è affatto così. Ce lo ricorda in questo bel libro Giuseppe Morotti, già piccolo fratello di Charles de Foucauld, che, con Il sufismo, una risposta all’odierna sete di spiritualità, ci accompagna alla scoperta del misticismo musulmano.

Il sufismo sorse come reazione alle interpretazioni restrittive della legge e alle rigidità mentali dei giuristi che rischiavano di minare la semplicità delle prime generazioni in fatto di elaborazione dottrinale.

Nell’insegnamento del profeta Muhammad ricorre con una certa frequenza il riferimento
ad una dimensione più intima e spirituale del messaggio islamico. L’autore distingue la predicazione di Muhammad del periodo meccano da quello medinese. È nel periodo meccano che appaiono i versetti carichi di spiritualità, più aperti e concilianti, a cui i sufi faranno riferimento in modo particolare.

Fra i primi asceti dell’islam, desiderosi di imitare la vita austera del profeta e dei suoi compagni, spicca Hasan al-Basri (VII secolo d.C.) che richiama costantemente all’osservanza dei doveri morali e religiosi e al distacco dai beni mondani. Attorno a lui iniziano a raggrupparsi alcuni discepoli.

L’ascetismo cede il passo al misticismo del secolo successivo.

Con Ibrahim ibn Adham prende corpo il tema dell’amore per Dio. Il Corano fa riferimento all’amore di Dio per gli uomini, amore che non è incondizionato; dipende infatti dalla condotta morale di questi ultimi. Tuttavia, gli uomini possono tentare di chiamare a sé l’amore di Dio con le azioni, in particolare imitando il comportamento del profeta: “Dì, se veramente amate Dio, seguite me e Dio vi amerà e perdonerà i vostri peccati, perché Dio è indulgente, pietoso” (sura 3,31).

Col passare del tempo e influenzato dalla filosofia neoplatonica e dalle tradizioni ebraica, cristiana e buddhista, il sufismo si definì sempre più come il credo dell’amore che verrà, il più delle volte, espresso in un linguaggio simbolico che si appropria dei termini dell’amore umano, come avviene nel Cantico dei Cantici.

“Dio è bello e ama la bellezza” recita un famoso detto del profeta Muhammad spesso ripetuto dai sufi che vi vedono l’essenza del loro credo.

Una bellezza e un amore che raggiunge, accoglie, penetra, si impossessa e trasfigura il credente in modo che “quando Io amo il mio schiavo, sono l’udito con cui egli ode e la vista con cui egli vede”.

La diversità delle varie religioni non fa che mascherare l’unità della loro origine e del loro fine, infatti se tutte le creature sono manifestazioni di Dio, gli uomini non possono adorare che Lui, qualunque cosa essi adorino. Il periodo della fioritura del sufismo (IX secolo) è trattato con l’illustrazione di grandi figure di mistici: al-Misri, al-Muhasibi, ar-Razi, al Bistami, al Hallaj (il martire dell’islam), al-Niffari e Junayd, con bellissimi brani tratti da loro scritti. L’ortodossia islamica divenne però sempre più intransigente e considerò eccessive alcune posizioni dei sufi.

Prese avvio allora una difesa del sufismo che culminò in una riconciliazione con l’ortodossia attraverso l’opera di Al-Ghazali (morto nel 1111), che seppe rendere accettabile per la dottrina ufficiale il sufismo e tutti gli elementi di ordine emozionale che gli davano vita.

Dopo al-Ghazali si aprì una nuova fase, quella degli ordini sufi. Ogni ordine si richiama ad un fondatore ed elabora una propria terminologia simbolica comprensibile solo agli iniziati.

Due grandi figure sono dominanti: Ibn ‘Arabi e Rumi.

Per Ibn ‘Arabi, il Logos esprime la realtà di Muhammad. Ogni profeta è un logos, ma Muhammad, secondo i musulmani, è il Logos.

Tutti questi verba Dei (parole di Dio) resi manifesti nei profeti sono uniti in un singolo Principio universale, che per noi cristiani è lo Spirito (per i musulmani è la realtà di Muhammad) e il principio attivo di ogni rivelazione e ispirazione.

Rumi, per esempio, è uno straordinario poeta mistico e le sue poesie dovrebbero essere lette e meditate anche dai cristiani, che vi incontrerebbero tante affinità con la mistica cristiana.

  • ANNA MARIA MARTELLI
    Già docente di cultura araba.

GIUSEPPE MOROTTI, IL SUFISMO: UNA RISPOSTA ALL’ODIERNA SETE DI SPIRITUALITÀ, Edizioni La Parola, Roma 2017, pp. 163; € 15,00

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