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Zaccheo, perquisito nel cuore

Zaccheo, perquisito nel cuore
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Mi hanno sempre reso felice i soldi! Fin da piccolo li cercavo per nasconderli in un buco del muro della casa. Ogni volta che facevo qualcosa per gli altri, dovevo essere ricompensato. La mia mano era sempre pronta a ricevere. Ma quando qualcuno mi chiedeva qualcosa, rispondevo: “Datti da fare, come faccio io e li avrai”.

Più crescevo e più il mio cuore si chiudeva. Non ero felice, non ne avevo tempo… Dovevo contare i soldi, erano la mia passione. Ci giocavo con loro. Li sognavo tutte le notti. E quando ho avuto la possibilità di far pagare le tasse ai pescatori per conto dell’imperatore di Roma, mi sembrava di aver raggiunto il cielo!

Tutti dovevano pagare e io, naturalmente, avevo la mia percentuale. Non avevo pietà per nessuno. L’importante era accumulare i soldi. E poi, se gli altri piangevano, io ridevo. Ma, un giorno, qualcuno arriva. Volevo conoscerlo (e naturalmente fargli pagare la tassa speciale di entrata in città). Lui mi dice, di fronte a tutti, di scendere dalla pianta (ero salito, perché sono piccolo) perché vuole venire in casa mia. Non ci capisco più niente. Non mi interessano più i soldi. Lui mi ha guardato in fondo al cuore. Per farla breve, ho cominciato a dare soldi a tutti i poveri. E più ne davo, più diventavo felice. E poi… anche se non lo sapete, ho lasciato tutto e gli sono andato dietro. I soldi ormai erano il mio passato. Adesso c’ero io, pronto a dare agli altri la felicità che da lui avevo ricevuto!

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