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Un’amicizia lunga trent’anni

Un’amicizia lunga trent’anni
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Conosco i saveriani da circa trent'anni. Come molti di voi sapranno, il loro fondatore è il santo Guido Maria Conforti. Fin da bambino era stato affascinato dal Crocifisso che si trovava in una chiesa lungo il tragitto per andare a scuola. Ogni mattina si fermava a contemplarlo. San Guido amava ricordare: “Io guardavo Lui, e Lui guardava me e pareva mi dicesse tante cose”.

Da questo dialogo nacque la sua vocazione presbiterale e l’idea di fondare una congregazione missionaria che realizzò nel 1895. “Caritas Christi urget nos” (la carità di Cristo ci spinge) sarà uno dei suoi motti. Quell'amore diventerà per san Guido urgenza di annuncio. Desiderava partire per la missione, però la salute cagionevole mise a rischio persino la sua ordinazione. Ma, come si dice, “nulla è impossibile a Dio”!
Riuscì a fondare la congregazione e a visitare i suoi missionari in Cina, terra prediletta anche da San Francesco Saverio, che pur non riuscì mai a raggiungere. Ora sono presenti in tutti i continenti.

Ho avuto la fortuna di incontrare i saveriani grazie a un’amica che mi ha invitato a partecipare alla “Terza Domenica”, percorso vocazionale che si svolgeva appunto nella terza domenica di ogni mese. Nella casa di via don Milani, negli anni ottanta, si incontravano per questo appuntamento circa un centinaio di ragazze e ragazzi. Abbiamo vissuto momenti di formazione e animazione missionaria sul territorio, insieme ai saveriani presenti in quegli anni a Desio. Sono nate belle amicizie all'interno di questo cammino di fede. Alcuni sono poi diventati missionari e missionarie nel mondo.
Rimanevo affascinata dai loro racconti e mi chiedevo se un giorno ci sarei andata anch'io. Poi, su invito di alcuni di loro, sono partita per il Brasile (Nord e Sud) e la Sierra Leone. Lì ho potuto vederli in azione e osservare in concreto come si realizza un altro dei loro motti: “Fare del mondo una sola famiglia” o, come diceva S. Guido Conforti, “vedere Dio, cercare Dio, amare Dio in tutto e tutti”.

Partecipare alle celebrazioni o alla preghiera del giovedì, fatta in tutti i luoghi dove i saveriani sono presenti, fa davvero sentire che siamo parte di questa famiglia universale che è il mondo. Vivono insieme alle persone che Dio fa loro incontrare, cercano di farle vivere dignitosamente, di istruirle e di crescere insieme nella fede, curandole anche nel fisico: questo è ciò che fanno i missionari e le missionarie e molto altro ancora. I viaggi mi hanno fatto capire che si può imparare molto dagli incontri con persone di altre culture che, nella semplicità, nella precarietà, nella reciprocità vivono la fede in maniera intensa.

Non posso dimenticare quelle Eucarestie di due o tre ore passate ballando e cantando, dove tutti volevano salutarmi personalmente, perché ero amica del missionario e, di conseguenza, anche amica loro. A distanza di anni ricordano ancora il mio nome. Mi viene in mente una sera, sotto un diluvio universale, un incontro di catechismo a lume di candela in un'aula, con i bambini sierraleonesi contenti perché il padre era venuto a incontrarli.
Auguro ai bambini e alle bambine, alle ragazze e ai ragazzi della parrocchia di conoscere anch’essi un missionario o una missionaria, perché la loro esperienza ci aiuta ad aprire il cuore e la mente e a comprendere che, in fondo, il motto “fare del mondo una sola famiglia” può diventare anche il nostro.

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