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Su tutti i fronti…

Su tutti i fronti…

Sono chiese ancora giovani, quelle africane. Giovani in tutti i sensi, poiché sono fondate da poco e perché in maggioranza composte da giovani, soprattutto nelle città dove essi si spostano volentieri, in cerca di futuro.

Noi missionari vorremmo approfittare di questa freschezza - che di per sé comporta dinamismo, apertura verso il nuovo, orizzonti vasti - per incoraggiare le chiese africane ad aprirsi alla missione. Quest’ultima ha molte dimensioni, tutte ugualmente importanti.

Ciò che le accomuna è però il fatto di uscire verso altre persone e realtà, diverse da quella in cui viviamo ogni giorno.

Incontrare l’altro, diverso da noi

Per noi saveriani, missione significa proprio incontrare l’altro, colui che sta da un’altra parte, che la pensa diversamente, che cerca Dio in un altro modo o non lo cerca affatto, colui che vive in contesti sociali e culturali diversi dal nostro.

La nostra è un’uscita simile a quella di Gesù, il quale ha in qualche modo lasciato il “nido” in cui si trovava bene, presso il Padre, per percorrere un itinerario di avvicinamento e di entrata nella nostra quotidianità, storia, perfino nelle nostre miserie. Anche noi, come Lui, vorremmo spostarci verso le frontiere, le mille frontiere dell’umanità, per essere una piccola luce che aiuti chiunque a diventare più umano.

Nelle periferie, ma non solo…

Nelle zone del Camerun e Ciad, uno dei servizi che offriamo alle chiese locali e ai gruppi è di aiutarli ad aprire gli orizzonti. La missione ha spazi immensi, prima di tutto accanto a noi, nello stesso quartiere e paese, magari nello stesso caseggiato. Anche in Africa, come in Italia, dappertutto ci sono persone in ricerca di un nuovo modo di vivere, di un senso per la vita, di nuove relazioni più significative, magari anche di una fede.

Nelle periferie delle città africane, ma non solo, c’è bisogno di qualcuno (persone e gruppi) che proponga, con la vita e la parola, la novità che viene da Gesù. I cristiani, insieme ai presbiteri e ai consacrati che vivono in un certo territorio, possono diventare missionari nel loro ambiente. È quello che cerchiamo di fare, sia nelle periferie delle città del Camerun, sia nelle regioni rurali del nord del Camerun e del Ciad, dove siamo presenti da oltre trent’anni.

I modi per realizzare questa “animazione missionaria” delle comunità cristiane sono molteplici. Già la nostra stessa presenza in zone difficili e abbandonate, caratterizzate da difficoltà e grandi sfide umane e religiose, è un modo per dire che, come cristiani, siamo chiamati ad andare in ogni luogo e situazione per proporre il vangelo a tutti.

“Radio Terra Nuova”

I saveriani da alcuni anni fanno uno sforzo ulteriore: far arrivare “la Notizia” attraverso i mezzi di comunicazione attuali, che amplificano enormemente la proposta evangelica. In Ciad, una delle nostre comunità è impegnata nell’animazione della radio diocesana “Radio Terra Nuova”. Una bellissima iniziativa, anche se di faticosa gestione.

P. Antonio Serrano, spagnolo, ne è l’animatore. Anche nei villaggi più sperduti si ascolta la radio e tantissime persone possono venire a contatto, in tal modo, con i valori evangelici.

Anche p. Pierre Emalieu, camerunese, è presente sulle onde della radio diocesana di Bafoussam (Camerun). Ne approfitta così per lanciare proposte evangeliche e missionarie. Sta maturando, inoltre, un progetto di presenza saveriana sui social media, frequentati ormai da moltissimi giovani, anche in Africa.

Allargare il cerchio…

È urgente sensibilizzare presbiteri, religiosi e laici nella direzione di una pastorale missionaria sul territorio. Lo spazio parrocchiale rischia, a volte, di chiudersi, di restringersi alla chiesa, alla canonica, a qualche struttura. In tal modo ci si può “limitare” alle celebrazioni, ai sacramenti, alle prime comunioni, ai funerali. Il cerchio delle persone, talvolta, si restringe.

Invece, il vangelo deve uscire per le strade (“chiesa in uscita”, dice papa Francesco), deve essere offerto anche a chi non sembra interessato, ai lontani e agli indifferenti, a quei giovani e adulti che non hanno nemmeno capito di cosa si tratti, pur essendo stati battezzati da piccoli.

Comunità calorosa e accogliente

Inoltre, sono sempre più numerosi coloro che si spostano e vengono da lontano. Se non trovano una comunità aperta, vicina, accogliente e dinamica, questi portano avanti la loro vita senza essere minimamente sfiorati dal vangelo.

Ecco allora la sfida: costruire “comunità missionarie” partendo dagli animatori (presbiteri, religiosi/e, laici) e coinvolgere tutti, anche l’ultimo dei cristiani.

Noi saveriani ci impegniamo sempre di più in questa animazione, in tutte le chiese del mondo dove siamo presenti. È un modo per amplificare all’infinito la Buona Notizia, affinché trasformi la società. 

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