Logo saveriani - Italia

Sono cresciuto nella fede

Sono cresciuto nella fede
Google Plus

Sono trascorsi cinquant’anni dal 15 ottobre del 1967 quando, assieme a una trentina di saveriani, ero ordinato presbitero da mons. Gianni Gazza, allora superiore generale dei saveriani. Negli anni successivi, siamo partiti per le varie missioni. Io invece sono stato “fermato” per lavorare in Italia.

Dalla Romagna al Brasile

Sono arrivato a questa tappa quasi senza accorgermi. Ho sempre cercato di vivere giorno dopo giorno i vari sevizi che la congregazione mi proponeva. I primi sette anni li ho trascorsi nell’animazione missionaria e vocazionale in Romagna. Il contatto con il mondo giovanile mi ha aiutato a vivere con sempre maggior entusiasmo la vocazione missionaria.

Poi è arrivato il giorno tanto atteso della partenza. Nell’ottobre 1975 sono arrivato nel Brasile nord, a Belém, nello stato del Pará. Sono stati gli anni più belli della mia vita. L’entusiasmo c’era, la salute teneva e soprattutto non mancava il campo di lavoro. Mi sono subito buttato a lavorare tra i giovani, prima a Belém e poi nella diocesi di Abaetetuba. Il lavoro era sempre tanto. Come coadiutore della cattedrale, amministravo dai 20 ai 30 battesimi ogni domenica, celebrando anche cinque messe.

In seminario e nei villaggi

Agli inizi degli anni ottanta l’indimenticabile vescovo saveriano mons Angelo Frosi, mi ha chiesto di guidare i seminaristi prima nel seminario minore e poi dando inizio a quello maggiore, con gli studenti di filosofia e teologia. In più, seguivo alcune comunità sparse nella foresta amazzonica, che raggiungevo, dopo varie ore, con qualche imbarcazione, per mancanza di strade. Ho dovuto anche darmi fare da professore nel seminario maggiore di Belém. Così sono trascorsi otto anni. Nel ‘90 sono rientrato in Italia per motivi familiari.

Ho ricevuto più che dato

Divido l’esperienza amazzonica in tre momenti. All’inizio mi sembrava tutto abbastanza facile, compreso il portoghese. Avevo l’impressione di comprendere con una certa facilità le situazioni che incontravo, i problemi, i programmi.

Dopo cinque anni sono sorti i primi dubbi: forse le cose non erano proprio come le vedevo e la gente non rispondeva secondo quelli che erano i miei desideri. Dopo dieci anni, ho dovuto, con umiltà, ammettere che, in realtà, non riuscivo a capire molto in profondità. Questo però non mi ha tolto la serenità. Muovevo i passi con calma, sempre contando sulla collaborazione del maggior numero possibile di persone.

Mi hanno fatto crescere nella fede. Pensavo di dare tante cose a loro e invece è accaduto esattamente il contrario.

L’aria di casa mi fa bene

In Italia, ho cercato di vivere la mia dimensione missionaria, mettendomi a servizio delle parrocchie. Il cuore però era sempre in Amazzonia a tal punto che, a settant’anni suonati, sono ripartito per l’Amazzonia.

Purtroppo, questa nuova esperienza è durata solamente due anni perché, per un serio motivo di salute, ho dovuto tirare i remi in barca e rientrare. Ora mi trovo a Udine. L’aria di casa mi sta facendo bene. Mi sento missionario in pieno perché, con la preghiera e il servizio, sono ancora utile per la missione della chiesa.

Per questi cinquanta anni di vita sacerdotale non mi resta che ringraziare tanto, ma tanto il Signore per gli innumerevoli benefici che mi ha elargito tenendo sopra di me le sue mani benedette. Sono davvero contento per il dono della vocazione missionaria che ho ricevuto dalla sua bontà. Invoco S. Guido Conforti, nostro fondatore, perché continui a proteggermi.

Questo sito utilizza cookies secondo la privacy, copyright & cookies policy. Cliccando "OK" l'utente accetta detto utilizzo.