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Senza paura di abbracciare i confini

Senza paura di abbracciare i confini

La diocesi di Milano ha avuto la visita di papa Francesco il 25 marzo. Il mattino presto (dalle 6 e forse anche prima) la stazione di Desio era piena di gente che si incamminava verso il parco di Monza. Anziani, persone con disabilità, non credenti, fratelli di altre religioni, cattolici provenienti da altre diocesi si dirigevano verso il parco di Monza.

Un’immagine commovente

Non importava la fatica, i ritardi dei treni o camminare a piedi più di quattro chilometri. C’era la gioia di incontrare un fratello, un padre, un amico credibile. Il duomo di Milano era pieno di consacrati. Al parco di Monza s’è radunata una folla con più di settecentomila persone. Allo stadio di San Siro c’erano più di ottanta mila presenti, tra cresimandi ed accompagnatori.

Sono stato profondamente toccato da alcuni fatti. Vedere tutto il parco di Monza pieno di gente è stato commovente. Era la prima volta che partecipavo a un’Eucarestia con un’assemblea così numerosa. Uno dei concelebranti ha detto: “Mi dà coraggio e speranza, mi rassicura che la Parola di Dio che annunciamo non cada tra i rovi”. E tanti altri hanno detto: “Siamo fieri di avere Francesco come papa… Dio gli conservi la vita.

Parole, gesti e sguardi profetici

La presenza di papa Francesco è stata carica di gesti, parole e sguardi profetici che dovrebbero confermare, cambiare, verificare il nostro modo - in quanto diocesi e comunità - di annunciare il vangelo oggi. Come si sa bene, il compito del successore di Pietro è quello di confermare nella fede i fedeli cristiani, di essere segno di unità e di comunione tra tutti i popoli della terra. Gesù disse a Simone Pietro ben tre volte: “Pasci le mie pecore” (Gv 21, 17.17.18).

Ogni visita del successore di Pietro dovrebbe essere tempo propizio per fare una verifica di come stiamo rispondendo alla chiamata del Signore nella sua chiesa. Ed è bello sentirsi confermati sulla strada intrapresa.

Così si esprime Paola Farina: “Vedere papa Francesco è stata una grande emozione. Ho sentito, col cuore, di avere davanti a me un fratello, un amico, un punto di riferimento. Una persona tanto vicina a me. I pochi secondi in cui mi si è avvicinato sono stati molto intensi. E ho provato commozione nel vedere le persone che lui ha salutato così emozionate...

Come se parlasse direttamente a me

È stato bello poi sentire le sue parole durante la messa al parco di Monza: «Siamo un popolo che non ha paura di abbracciare i confini». Parole che mi hanno coinvolto profondamente. È stato come se Francesco in quel momento parlasse direttamente a me, sapendo bene quanto mi sta a cuore il tema della multietnicità. Sono tornata a casa con tanta gioia e speranza, con la convinzione che non sono sola.

Ho capito quanto siano importanti le parole, ma ancora di più i gesti, gli sguardi, l'amore e la cura per le persone e per ciò che si fa”.

Il pericolo è la fede annacquata

Tra tanti insegnamenti di papa Francesco, durante la sua visita, quattro hanno attirato la mia attenzione in modo particolare:

  • 1. L’importanza delle sfide.
  • 2. Evangelizzare è gettare la rete senza la preoccupazione di prendere pesce.
  • 3. La bellezza della dimensione multiforme che caratterizza la diocesi di Milano
  • 4. Siamo fatti per le periferie. 

La chiesa italiana sta attraversando un periodo difficile. Alcune di queste difficoltà sono l’invecchiamento dei consacrati, la diminuzione delle vocazioni, le difficoltà pastorali... Di fronte a queste preoccupazioni papa Francesco ci ha esortato:

Le sfide si devono prendere come il bue, per le corna. Non bisogna temere le sfide. Ed è bene che ci siano, perché ci fanno crescere. Sono segno di una fede viva, di una comunità che cerca il suo Signore e tiene gli occhi e il cuore aperti.

Dobbiamo piuttosto temere una fede senza sfide, che si ritiene soddisfatta: non ho bisogno di altre cose perché tutto è fatto, detto e realizzato. Questa fede è tanto annacquata che non serve. È ciò che dobbiamo temere. Le sfide ci aiutano a far sì che la nostra fede non diventi ideologica. Ci sono i pericoli delle ideologie, sempre. Le ideologie nascono, germogliano e crescono quando si crede di avere la fede completa e così diventa ideologia.

Le sfide ci salvano da un pensiero chiuso e definito e ci aprono a una comprensione più ampia del dato rivelato”.

Gettare le reti, senza pretendere…

Simone aveva trascorso tutta la notte senza prendere nulla, nessun pesce. Questa delusione sembra caratterizzare tanti annunciatori del vangelo. Sembra che si peschi senza prendere nulla, andando contro la rassegnazione.

Dice papa Francesco: “Tu sai che l’evangelizzazione non sempre è sinonimo di prendere i pesci. Bisogna andare, prendere il largo, dare testimonianza e poi è il Signore che prende i pesci. Quando, come e dove, noi non lo sappiamo. E questo è molto importante. Dobbiamo partire da quella realtà, ovvero che noi siamo strumenti inutili.

Ma è importante non perdere la gioia di evangelizzare”.

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