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Paolo VI e Romero santi insieme?

Paolo VI e Romero santi insieme?
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Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con il quale sancisce il miracolo attribuito all’intercessione di Poalo VI e del vescovo Romero. Le porte della loro canonizzazione si spalancano così all’unisono. E forse appare provvidenziale anche come fin qui i loro destini siano stati appaiati nelle tappe finali di giudizio dell’iter canonico per il riconoscimento del miracolo che li porterà agli onori della Chiesa universale. Paolo VI e il vescovo salvadoregno, ucciso in odium fidei, saranno di nuovo ancora insieme nel Concistoro previsto per la prima metà di maggio nel quale il Papa annuncerà, come solitamente accade, la data della canonizzazione. Una doppia canonizzazione, un’unica direzione che intenderebbe così rivolgersi al presente e al futuro della vita della chiesa e che verrebbe a siglare un indirizzo perseguito, considerato quanto gli insegnamenti dei due beati siano legati da essere letti nella stessa prospettiva. Non è del resto un mistero che Giovanni Battista Montini, illustre figlio della Chiesa bresciana, ebbe sempre nel cuore la cristianità dell’America Latina e che il suo documento pastorale, l’Evangelii nuntiandi, resta senza dubbio, come affermato più volte da Francesco, il documento pastorale del post Concilio che oggi è ancora attuale.
Il ricordo dettagliato dell’ultima udienza con papa Montini, a testimonianza della fedeltà al magistero della chiesa, è nel diario dell’arcivescovo. “Paolo VI mi ha stretto la mano destra e l’ha trattenuta a lungo fra le sue due mani e pure io ho stretto con le mie due mani la mano del Papa”. “Comprendo il suo difficile lavoro - gli disse papa Montini - è un lavoro che può essere incompreso e ha bisogno di molta pazienza e fortezza… ma vada avanti con coraggio, pazienza, forza e speranza”. E che la proclamazione della loro santità avvenga nel contesto ecclesiale di un simposio delle nuove generazioni assume una risonanza carica di significato e chiare prospettive.
                                                                                                                                Avvenire, 7 marzo 2018

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