Logo saveriani - Italia

P. Corradini: la gioia in persona

P. Corradini: la gioia in persona
Google Plus

In Africa, frequentare un anziano è frequentare la saggezza, la sapienza che tutti i nostri libri non possono contenere. Qui a Desio ho avuto la fortuna di vivere con confratelli “diversamente giovani”: p. Franco, p. Valeriano, p. Enrico, p. Luciano e, in modo particolare, p. Nazzareno Corradini.
Padre Nazzareno ha una caratteristica che tutti invidiano. È la gioia in persona. E non solo. La sa anche trasmettere. Ha mantenuto quasi intatta quella innocenza propria dei bambini che sanno fidarsi.

Voleva diventare insegnante nelle scuole elementari. Tra i suoi sogni non c’era la vita religiosa. Ma, dopo avere letto uno scritto di santa Teresa di Gesù Bambino, il piano umano di Nazzareno si è trasformato. Però c’è un particolare interessante. Sua mamma voleva diventare suora (come la mamma di santa Teresa). Avendo scelto la vita matrimoniale, ha detto: “Se avrò un figlio vorrei che diventasse sacerdote, Nazzareno come Gesù”. Da qui l’origine del nome Nazzareno. Solo che il suo ha due “z”. Quindi Nazzareno si è scoperto nel progetto di Dio. Era già stato scelto dal Signore fin dal grembo materno. Mi vengono in mente le parole del profeta Geremia: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”. (Gr 1,5).

La prima professione religiosa di p. Nazzareno nella famiglia saveriana è datata 19 marzo 1958 (l’anno dell’arrivo dei primi saveriani in Congo RD) a san Pietro in Vincoli, nelle mani di p. Pietro Garbero, l’allora vice generale. Alla sua preparazione aveva contribuito mons. Giorgio Biguzzi, vescovo emerito di Makeni, in Sierra leone. Questo cammino di amicizia con Gesù lo porterà all’ordinazione presbiterale il 28 ottobre 1962. Poi, Nazzareno ha fatto mostra della sua obbedienza lavorando nelle comunità saveriane di Lucania, Macomer, Cagliari, San Pietro in Vincoli, Nizza Monferrato, Toscana, Cremona e Tavernerio. Dopo l’esperienza a Tavernerio, egli è stato destinato alla missione del Brasile. Ciò che mi ha raccontato, lo condivido con voi.

 “Se tornassi giovane, rifarei con piacere questa scelta”. In Brasile, p. Nazzareno è rimasto colpito dalla fede di tante persone semplici che vedevano Dio in tutti e in tutto. Un'altra confidenza riguarda la vita, spesa per Dio e per i fratelli. Questo significa, per p. Nazzareno, che un vero missionario non diventerà mai vecchio. E quando muore, aiuta il Padre Eterno a cantare Non ho l’età. La caratteristica del missionario è capire che l’altro è quello che io non sono e quello che io non ho. L’altro è visto come un arricchimento di se stessi e non un antagonista. Senza questa apertura, non esiste lo spirito missionario.
Infine, p. Nazzareno ha una grande riconoscenza e stupore per l’amore che il Signore gli ha dimostrato attraverso la congregazione dei saveriani, tanti compagni di vita e di viaggio missionario.

Questo sito utilizza cookies secondo la privacy, copyright & cookies policy. Cliccando "OK" l'utente accetta detto utilizzo.