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Nuova missione a servizio dei saveriani

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Quali sono state le circostanze della tua elezione?

Tutto è avvenuto durante il 17º capitolo generale, organizzato in maniera straordinaria a causa della morte di p. Luigi Menegazzo, il precedente padre generale. Questo capitolo ha riunito i rappresentanti delle diverse regioni e circoscrizioni saveriane del mondo.

 Come hai accolto questo nuovo, importante incarico?

Con grande sorpresa. Sono andato al capitolo, come tutti gli altri rappresentanti, per partecipare. Quando ho visto il mio nome apparire nei sondaggi che precedevano l'elezione, due sono stati i sentimenti che ho provato. Prima di tutto un certo timore di non essere all'altezza e poi un po’ di tristezza, poiché avrei dovuto lasciare la regione del Camerun-Ciad nella quale ho vissuto ventidue anni della mia vita missionaria. Ma, poco dopo, questi sentimenti sono scomparsi e al momento dell’elezione mi sono sentito sereno. Ho accettato perché mi sembra di aver sentito la voce dello Spirito, che agiva nell'azione concreta dei miei confratelli. Ho ricevuto questo mandato come un invito del Signore ad amarlo e a servirlo, in un modo particolare, nella nostra famiglia, per i prossimi sei anni. Per questo ho detto il mio "sì".

Puoi fare un confronto tra l’elezione a superiore regionale del Camerun-Ciad e questa che ti ha portato a essere padre generale dei saveriani?

La differenza riguarda il fatto di aver potuto prepararmi, anche dal punto di vista psicologico. Infatti, prima di essere eletto come superiore regionale in Camerun, alla fine del 2015, il mio nome figurava nei sondaggi fatti in vista del capitolo regionale. Quindi avevo avuto il tempo di pensarci su. Mi ricordo che, in quella occasione, avevo mandato una lettera a p. Luigi Menegazzo, per chiedergli consiglio. Lui mi aveva detto di seguire la scelta dei miei confratelli. Dunque ero assai predisposto a questa eventualità, e quando è venuto il momento, l’ho accolta serenamente.

Quel suggerimento di p. Menegazzo mi ha portato ad accettare anche questa elezione, come padre generale. E poi c’è stato un altro fatto. Prima di partire dal Camerun per l’Italia ho ricevuto una lettera di un giovane saveriano in formazione che mi diceva: "Padre, se un giorno ti è chiesto di dire , dillo per amore al Signore Gesù”. Non avevo posto troppa attenzione a questa frase, ma prima dell’elezione me ne sono ricordato. Anche lì ho visto l’occhiolino del Signore. In ogni modo, rendo grazie a Lui per la libertà che mi ha dato durante questi due momenti, prima in Camerun e poi in Italia. Mi sono sentito libero di dire sì perché sentivo il Signore, tramite i confratelli, che avevano fiducia in me.

 Che tipo di missione Dio ti sta affidando attraverso questa elezione?

Non sono un uomo molto brillante, sono sempre stato “nel mezzo”. Oltre a questo, non è come un’elezione politica, dove ogni candidato è eletto sulla base di un programma personale. Qui, invece, ci proponiamo di realizzare le decisioni e gli orientamenti che il capitolo generale ha elaborato. Avrò occasione di condividere con i confratelli anche la mia esperienza d'amore di Cristo, vissuta con molta semplicità e fraternità nel servizio alla missione del Signore. Si tratta infatti di vivere, come fratelli, tra compagni, poiché facciamo tutti parte della stessa famiglia.

Tutti siamo invitati a lasciarci cambiare dalla Parola di Dio, che agisce, giorno dopo giorno, nella nostra umanità. La nostra umanità è il luogo dove Dio si incarna. È vero che spesso noi portiamo delle ferite e magari abbiamo avuto, fin dall’infanzia, dei cattivi esempi, in famiglia o a scuola e li abbiamo fatti nostri. Se la nostra umanità non si lascia salvare e trasformare dalla Parola, diventiamo infelici e rendiamo infelici anche gli altri. Questo lo tocchiamo con mano in certe comunità, poche per fortuna, dove è davvero difficile vivere insieme, nelle quali la vita comunitaria è minima o quasi assente. E allora a che cosa servirebbe una vita consacrata, se Dio non potesse entrare e illuminarne il fondo?

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