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Nella forza di una parola

Nella forza di una parola
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LA PAROLA
Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dalla Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: “Se tu sei il Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo”. Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai”. Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darò ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose: “È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo”. Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo propizio. Lc 4,1-13

Nel Giordano, Gesù è stato penetrato in ogni sua fibra dalla Spirito, ed è così che, come in un rito d’iniziazione, il Padre lo rende di nuovo figlio. Dopo questa solenne investitura, Luca colloca la genealogia, procedendo a ritroso: Gesù, figlio di Giuseppe, figlio di Eli, e su, su... fino ad arrivare ad Abramo e ai suoi antenati, tutti stranieri scovati fuori dalla terra di Israele, una catena fatta di uomini e donne vivi, non sempre santi, i cui ultimi anelli sono Adamo e Dio. Gesù Figlio di Dio perché figlio di Adamo, figlio della polvere della terra.

Lo Spirito che lo ha reso figlio lo conduce immediatamente nel deserto, la terra del nemico, lì dove abita Satana. Non gli risparmia la prova, perché quale credibilità avrebbe un Dio che non passa per il cocente dilemma della libertà, per la sofferenza che attanaglia la vita dell’uomo? Quaranta giorni sono il simbolo di una generazione, di un’intera esistenza. Nelle tre prove del deserto vi è il cuore delle tentazioni che accompagneranno Gesù fino all’oscurità del sepolcro.
Prima di tutto la fame. Anche Gesù, come un bimbo o un povero sfiancato ai margini della strada, se lasciato senza cibo, muore. La soluzione che gli offre il diavolo è di tirarlo fuori dalle vie comuni, che sono il sudore della fronte e la condivisione. Gli suggerisce che può procurarselo da qualche amico potente, sfruttando conoscenze altolocate, magari anche quelle di suo Padre, ma non come fa ogni povero cristiano.

C’è poi l’ebbrezza del potere. Gesù può rinunciare a trasformare sassi in pane, ma se adora il faraone di turno, magari la tecnica o il dio denaro, e gli vende la propria umanità, potrà sfamare chiunque ed essere osannato da tutti. Infine, l’ultima prova, la più terribile perché la più spirituale: il pinnacolo del tempio, la vetta che accarezzava i piedi di Dio. Gettati giù a capofitto, rinuncia a pensare, a scoprire, a sporcarti le mani nelle vicende della storia. Ci penserà Dio a sostenerti, perché sta qui la vera fede. Ma, neppure ora Gesù accetta scorciatoie magiche e idolatriche.

Le tentazioni si giocano tutte nel terreno delle Scritture. Il diavolo le conosce a menadito e le deforma per distogliere Gesù da un modo di essere Figlio di Dio che gli risparmi il duro mestiere di vivere e perfino la morte. La vittoria di Gesù non sboccia dopo un combattimento all’ultimo sangue, né da un’esibizione di forza, ma dall’umile affidamento a una Parola: quella del Padre.

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