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Missionario… decespugliatore

Missionario… decespugliatore

A Pasquetta, la comunità internazionale di formazione (tappa di postulato) si è fatta invitare da p. Palmiro Cima nella parrocchia di Bita, a 60 chilometri da Kinshasa. Qualche giorno prima, il 16 marzo, ricorreva il suo 60° anniversario di ordinazione presbiterale. L’ha festeggiato nella quiete e nella preghiera.

Un giovane di 86 anni!

P. Palmiro non vuole che si parli di lui, ma come si fa? Basta un incontro per esserne affascinati. Appena scesi dalla macchina, saluta uno a uno tutti gli undici postulanti. Gli piace stare con i giovani, e si sente “uno di loro”, alla bell’età di 86 anni!

Si presenta: “Il nome Palmiro viene dalle Palme, quindi la mia festa patronale è la domenica delle palme - e ci mostra il giardino che circonda la chiesetta di Bita - Nelle missioni dove ho lavorato qui in Congo, dal 1962 a oggi, ho sempre piantato palme”.

È arrivato in questo paese dell’altipiano di Bateke nel 2010, quando era ancora una succursale con una dozzina di cristiani che partecipavano alla Messa domenicale. “Nel 2016, Bita è diventata parrocchia. Ora, la domenica arrivano circa una settantina di fedeli. Ma la zona è di primo annuncio, in queste vallate di campagna”.

Naomi, catechista e… miracolata

Prima di entrare in chiesa per la Messa, ci fa vedere la sua tomba. I giovani pensavano a uno scherzo. “Non sapete che la morte è il nostro appuntamento da attendere con vigilanza?”, dice. E vediamo proprio una tomba in cemento, dietro la chiesa, e sopra una scritta in grandi caratteri: “Palmiro nato il 4.10.1931, morto il (spazio vuoto). Ha vissuto e vive. Desidero partire ed essere con Cristo (Fil 1,23)”.

La Messa è in lingala, lingua che tutti noi stiamo imparando. P. Palmiro presiede solennemente, accompagnato da Naomi, una ragazza di 18 anni. Poi, capiamo che lei è pure catechista, lettrice, animatrice di canti e quella che chiude le porte quando Palmiro rientra a Kinshasa.

Due anni fa, Naomi è stata miracolata… Soffriva di una peritonite. Palmiro ha preso la macchina e l’ha portata direttamente all’ospedale in città appena in tempo. Naomi ne è ben cosciente e il suo modo di essere al servizio della chiesa manifesta una bella convinzione di fede. “Dico spesso a Naomi che è brava. Le faccio spesso dei complimenti, perché i giovani vanno incoraggiati a fare il bene. E mi sento pure più libero di dire chiaramente: «Stai attenta alle false amicizie, ai fuochi di paglia adolescenziali!». Lei mi capisce al volo. Vedo che è molto affezionata a sua madre: questo è un buon segno per la sua crescita!”.

L’incontro con mons. Catarzi

Il vangelo raccontava l’apparizione del Risorto a Maddalena alla quale Gesù ha chiesto di dire ai discepoli che lo incontrino in Galilea. Palmiro ha quindi riassunto la sua vocazione vedendo, nell’andare in Galilea, la sua vocazione missionaria. “Ero nel seminario della diocesi di Cremona, ma volevo andare in missione. Negli anni 1940, i fidei donum non esistevano ancora. Mi è stato consigliato di entrare dai saveriani. Incontrai p. Catarzi che fu mio formatore e professore. Mi colpiva molto il modo con cui presentava il missionario: colui che prepara il terreno, le strutture e le persone per far fiorire la vita ecclesiale. Ringrazio il Signore che mi ha fatto ritrovare p. Catarzi in Congo, come vescovo a Uvira.

Per il primo annuncio

Nelle varie missioni dove sono stato mandato, ho potuto fare l’esperienza del missionario défricheur, ossia pioniere, zappatore, decespugliatore. Ho iniziato a Kamanyola, poi Luvungi, Baraka, Fizi, Mulenge, Kinshasa, Santa Angela, Santa Lucia e Bita. Noi missionari siamo per il primo annuncio. Ricordatevelo bene. Ad gentes, ad extra, ad vitam”.

I giovani hanno notato un legame diverso dal solito con la famiglia saveriana. Dappertutto, p. Palmiro ha appeso foto e immagini di san Guido Conforti, assieme a quelle dei suoi confratelli compagni di classe e amici.

Il sorriso stampato nel cuore

Durante l’omelia, p. Palmiro si commuove. “Ogni volta che predica, ha un momento di emozione”, ci confida Naomi. In quella Messa, stava invitando i giovani ad amare il paese dove saranno mandati in missione. “Durante i miei anni di missione in Congo, ho scoperto una grande ricchezza nei congolesi. Loro sanno trasmettere la vita. Quante lezioni ho imparato vivendo con loro! Hanno il sorriso stampato nel cuore. Certo, tutti siamo difettosi. Ma il popolo congolese ha molto da insegnare all’umanità. Vedete quante guerre hanno subito. Eppure, hanno una profonda serenità e forza di vivere”.

Il pranzo era al sacco, ma p. Palmiro aveva fatto preparare il ragù per la pastasciutta, scaldato le vivande, fatto portare da bere e… verificava continuamente che tutti avessero il necessario per “ben nutrirsi”. E, durante il pranzo, continuava il suo racconto della missione con qualche provocazione per poter invitare i giovani a parlare.

Uno di loro ha detto di lui: “È una persona che sa scherzare e fare sul serio. Il suo stile di vita semplice, sobrio e bello, mette al centro l’ospite e l’accoglienza. Ci invita a saper coltivare le relazioni, avere un rapporto cordiale con i nostri collaboratori e, soprattutto, a stare accanto alla gente volendo il loro bene”. 

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