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Le veglie dei martiri missionari

Le veglie dei martiri missionari

Nel 2016, secondo le stime dell’agenzia Fides, sono stati 28 i martiri missionari, sei in più rispetto all'anno precedente. Per l’ottavo anno consecutivo, il numero più elevato è nelle Americhe (12). È inoltre aumentato il numero delle religiose uccise, più del doppio rispetto al 2015. Si tratta di 14 sacerdoti, 9 religiose, 1 seminarista, 4 laici. In Africa, sono stati uccisi 8 operatori pastorali, in Asia 7, in Europa 1 (p. Jacques Hamel, il presbitero francese ucciso in luglio sull’altare della sua parrocchia di Saint Etienne de Rouvray, vicino a Rouen).

Con coraggio fino alla morte

Sappiamo che nessuna religione vuole che si uccida un uomo! I 28 missionari sono stati assassinati per la loro fede, dallo Yemen alla Francia, dalle Filippine alla Siria, passando per il Brasile, l’Africa e persino gli Stati Uniti. Tutti sono stati ricordati nella XXV Giornata di memoria dei missionari martiri, che la chiesa italiana ha organizzato il 24 marzo sul tema “Non abbiate paura”.

La data ricorda il martirio del beato Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, assassinato nel 1980 mentre celebrava la messa in cattedrale. Non ha avuto paura p. Vicente Machozi, a Butembo, nell’affrontare i suoi assassini il 20 marzo 2015, mentre denunciava su un sito le morti nel nord del Kivu, RD Congo. Ha avuto coraggio p. Adriano Pelosin a voler rimanere a Bangkok, per dare una mano ai diseredati della società, che nessuno vuole vedere. E non ha smesso sr. Rosanna Favero, a Manila, di accogliere piccole ragazze madri che portavano in grembo il loro bambino, frutto di violenza.

Sempre messi alla prova

A Ravenna, la veglia per i martiri missionari di tutto il mondo si è fatta nella parrocchia di Ponte Nuovo con l'arcivescovo Lorenzo Ghizzoni. Il tema “Non abbiate paura” è stato diffuso dalla Fondazione Missio per il momento di preghiera. Il messaggio si ripete in un mondo che vede i cristiani sempre più sotto attacco e vittime della violenza e delle persecuzioni, in ogni parte della terra.

Pregare per loro e per tutti i missionari martiri dimostra che siamo una chiesa universale, che siamo fratelli di questi missionari martiri, che portiamo avanti lo stile della croce come modo di vita, quello di Gesù.

Perché, se vogliamo testimoniare Cristo, saremo sempre messi alla prova.

“Vieni Signore…”

Abbiamo portato 28 croci di legno sui gradini davanti all’altare per ogni martire. Abbiamo letto l’articolo dell’ “Avvenire” che racconta il martirio delle quattro suore di madre Teresa di Calcutta ad Aden. Il ricordo ha richiamato anche il rapimento del salesiano Tom Uzhunnanil di cui è apparso una sua richiesta di aiuto in televisione.

L’arcivescovo Lorenzo ha ricordato la persecuzione dei cristiani nell’Apocalisse. Viene in mente l’ultima guerra di satana contro il cristianesimo che minaccia il suo potere.

Oggi la Chiesa cresce fra i poveri schiavizzati del mondo. Dal 1990 al 2016 sono stati uccisi 1.112 operatori pastorali cattolici.

I tempi del Signore non sono i nostri tempi, perché il Signore vuole salvare tutti. Noi non ci chiediamo “fino a quando?”. Ma preghiamo “Vieni Signore”, in un mondo che ignora l’azione di Dio nella storia.

Forlimpopoli e i cristiani dell’Iraq

Forlimpopoli, nella basilica di San Ruffillo, la veglia di preghiera sui testimoni del vangelo si è tenuta il 31 marzo. Don Roberto Rossi ha ricordato il calvario dei cristiani di Mousul, proiettando immagini della fuga forzata dei cristiani dall’Isis il 6 agosto 2014. Sono fuggiti per fede, con la precarietà di aiuti e assistenza. In un secondo momento sono arrivate le tende, sono state trovate le palestre, i palazzi in costruzione, prefabbricati.

Nel Natale 2014 una famiglia ha donato la propria tenda per il presepe di Gesù. Finalmente, nell’ottobre 2016, è arrivata la liberazione del territorio dall’Isis, che ha lasciato i segni e i luoghi di culto cristiani distrutti. Qaraqosh, la città liberata, è senza ponti. Sulla cattedrale è stata rimessa una croce provvisoria. Il vescovo Johanna Muche è rientrato a baciare i resti dell’altare e a celebrare l’Eucarestia tra le rovine per dare speranza ai cristiani rimasti.

P. Majeed Attala è riuscito a salvare qualche manoscritto. La rete ha diffuso la richiesta della bambina Myriam di pregare per i nemici e una domanda: “Perché ci avete cacciato dalle nostre terre?”.

Don Roberto ha riportato da Qaraqosh una croce spezzata, un foglio di un manoscritto bruciacchiato, schegge della chiesa mitragliata. In processione sono state portate all’ulivo della ricostruzione le immagini dei martiri e una reliquia della distruzione, con il lumino segno di speranza di nuove relazioni.

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