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La missione in Congo per trent’anni

La missione in Congo per trent’anni
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Hai avuto ancora il Congo come meta?
Sì. E questo secondo periodo è stato caratterizzato da frequenti spostamenti, dovuti a urgenti necessità locali. Eccomi quindi insegnante nel Centro diocesano di Catechesi a Kavinvira, a Baraka, parroco di Mwenga e Kasika, ancora nella foresta dell’Urega, economo generale della diocesi di Uvira fino a metà del 1989, quando rientrai in Italia per cure e riposo.

Ma non è stato un addio!
Sono tornato in Congo a metà del 1992, destinato alla missione di Ngene-Kasongo, costituita da immense savane. Da questa regione, di nome Maniema, l’esploratore Stanley iniziò la scoperta dell’immenso Congo. Nel gennaio 1993 sono stato eletto superiore regionale. Fu un periodo molto intenso e faticoso sia nella guida delle comunità saveriane sia per i necessari e delicati contatti con le tante autorità. Tornai in Italia a metà del 1996, affaticato e indebolito.

Era qualcosa in più di fatica…
Un tumore subdolamente mi aveva distrutto il rene sinistro. Fui così costretto a fermarmi in Italia per quattro anni per cure e controlli. Ricordandomi del gran numero di coppie cristiane che in Congo erano lontane dai sacramenti per problemi matrimoniali, impiegai questi anni di convalescenza per aiutarle. Ripresi gli studi finché ottenni la licenza in Diritto Canonico presso l’Università Gregoriana a Roma e l’attestato di specializzazione in giurisprudenza matrimoniale.

Così sei tornato in Congo?
Sì, nel 2000. E l’Arcivescovo di Bukavu mi mise subito alla direzione del tribunale diocesano per le cause matrimoniali. Per dieci anni ho diviso la giornata in due parti: dedicavo la mattina al lavoro giudiziario e il pomeriggio ai ragazzi di strada. Per loro siamo riusciti ad acquistare una casa d’accoglienza e poi a costruire una scuola materna, una elementare e una superiore. Sono rientrato in Italia nel 2010, ancora per motivi di salute (tre by-pass cardiaci!).

Recentemente ci sono state delle novità?
Circostanze particolari mi hanno orientato ad offrire il mio servizio giudiziario ad alcuni vicariati apostolici dell’Etiopia, grazie al permesso del superiore generale e della Santa Sede. Ma, di questa interessante parentesi ho già parlato proprio qui lo scorso anno.

Cosa c’è da aggiungere?
Concludo, dicendo che nell’ottobre scorso la Direzione Generale mi ha destinato all’Italia, e che verso la metà dello scorso dicembre il superiore regionale, p. Rosario, considerando l’opportunità per me di essere vicino ai miei vari medici curanti, mi ha assegnato alla comunità di Taranto. Ed ora eccomi qui, contento di mettere a disposizione sia della comunità saveriana che della chiesa locale la mia lunga esperienza di vita missionaria. Che il Signore benedica tutto e tutti.

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