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Il saveriano alpino è andato avanti

Il saveriano alpino è andato avanti

Il nuovo anno in Casa madre è cominciato con una ri-partenza. P. Lorenzo Caselin è tornato alla Casa del Padre all'alba del 31 gennaio, a 93 anni di età. Era nato il 5 novembre del 1923 a Santorso di Vicenza, dove aveva frequentato tutte le scuole e da dove era partito per servire la patria durante l'ultimo conflitto mondiale come "Alpino dalle tante avventure".

Le racconterà lui stesso dopo la "conversione" che lo porterà alla scelta dei saveriani. Era il 1956. Aveva lasciato tutto, anche la sua "tosa", per il Signore. È stato ordinato presbitero nel 1962. 

L’ultimo pericolo…

I suoi compiti sono stati quasi sempre di natura amministrativa, come economo in Italia prima, in Congo poi, senza trascurare la preghiera, la predicazione e la “propaganda missionaria”, come si faceva allora, attraverso molte lettere scritte a mano o dattilografate. È stato tutto per la missione e in particolare per i suoi ragazzi poliomielitici.

P. Caselin ha speso più di cinquant’anni in Congo, fino a quando si rende conto che la sua macchina arranca e non risponde più ai comandi. Aveva affrontato tanti pericoli da prigioniero al fronte, in una guerra fratricida, dove avrebbe perso sicuramente la vita se non fosse intervenuta la Madonna Nera.

Il debito ripagato

Dice lui stesso: “Il 25 gennaio 1945, durante l’avanzata delle ‘armate russe’ in Polonia, nel campo di concentramento vicino a Poznan, un ufficiale Cosacco voleva uccidermi solo perché portavo il cappello da alpino. Aveva giurato di uccidere tutti gli alpini perché, nel 1943, avevano distrutto, insieme ai tedeschi, il suo villaggio natale. Mi prese per il petto, estrasse la pistola e me la puntò alla nuca, sbattendomi contro la colonna d’ingresso del campo. Sopra la mia testa c’era murata una maiolica riproducente la Madonna di Czestokova. Lui la vide e si fermò. Depose l’arma nel fodero e mi diede un ceffone, facendomi cadere nella neve ghiacciata. Un polacco intervenne per difendermi e poi disse: “La Regina della Polonia, la Madonna di Czestokova, ti ha salvato la vita. Devi esserle riconoscente”.

Dopo undici anni, mi sono "convertito" e mi sono fatto missionario. Ordinato presbitero nel 1962, dal 1969 vivo in Congo, dove dirigo un centro per bimbi disabili. Nel 1977, durante le mie vacanze triennali in Italia, seppi che alcuni ciclisti amici avevano programmato un giro in bicicletta fino a Czestokova... Così dopo 32 anni ho ripagato il mio debito di riconoscenza alla Madonna».

Il cappello, la bandiera, la bicicletta

Al funerale erano rappresentati i simboli significativi della vita di p. Lorenzo: il cappello con la penna di alpino, la bandiera del Congo RD, la bicicletta.

P. Giuseppe Veniero, nell’omelia, ha ricordato: “Sono stato con p. Lorenzo per circa tre anni di vita missionaria in Congo. Tra le cose più importanti sottolineo il suo zelo apostolico. Aveva organizzato una fitta rete di benefattori da cui riceveva somme consistenti per sostenere a Bukavu un centro per disabili fisici e mentali a Bukavu e per collaborare al funzionamento del reparto di pediatria dell'ospedale generale della stessa città. Quel reparto funzionava esclusivamente grazie a quegli aiuti.

P. Caselin visitava quasi ogni giorno il suo Centro per bambini colpiti da varie infermità. Pregava a lungo con loro, dopo aver fatto, ogni volta, quattro chilometri di strada a piedi. Un anno fa gli fu consigliato di tornare in Italia. A Parma l’ho vegliato qualche volta di notte nella clinica delle "Piccole Figlie", dove era stato ricoverato. Ora prega per noi, Lorenzo.

E riposa finalmente in pace nell'abbraccio di Dio, con la carezza della tua Madonna Nera di Czestokova”.

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