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Dal Paradiso all’Inferno…

Dal Paradiso all’Inferno…

Sono di Gambellara (VI), cresciuto con il buon recioto, vino di Soave. Dopo la quinta elementare, sono entrato dai saveriani. Ero chierichetto e tutti mi chiedevano se avessi voluto diventare prete. Io dicevo di “”, poi scappavo via quando mi cercavano. Alla fine, è venuto p. Bruno Cisco e ho scelto i saveriani…

Le novità del Concilio…

Sono stato ordinato nel 1969 a Vicenza, in occasione del 50° dell’apertura di quella casa saveriana. La nostra era un classe di teologia molto pensante... C’era anche p. Marcello Storgato. E si diceva che p. Dagnino, rettore della teologia, spesso era preso tra l’incudine e il… Marcello.

Dopo l’ordinazione sono stato un anno a Salerno, dove c’era la scuola degli “apostolini”.

Nel 1971 sono partito per l’Indonesia, dove sono rimasto 45 anni. È stata un’esperienza bella e intensa. A Sumatra Occidentale ho trovato una situazione pre-Concilio, con visioni abbastanza limitate.

La tribù dei minangkabau era descritta come fanatica islamista. Noi, contro il parere di tanti, abbiamo deciso di avvicinarli.

La formazione dei laici

Mi hanno poi inviato sui monti (1.600 metri), a 300 chilometri da Sumatra. Lì ho portato le novità del Concilio. C’erano 30-40 stazioni missionarie per parrocchia. Dovevo girare, e troppo. Ed è stato necessario formare i laici che coprissero quel vasto territorio.

Nel 1980 mi hanno spostato nella diocesi di Medan, sullo stretto di Malacca, a nord dell’isola di Sumatra (etnia batako). E lì la formazione dei laici è diventata la mia principale attività, per guidare le comunità. Era una formazione umana, più che teologica. Ho constatato che i laici, quando hanno fiducia, sono molto meglio di noi. Sono stato in quella zona 18 anni. Un Paradiso!

Dal Paradiso all’Inferno!

Nel 2001 mi sono trasferito a Pekanbaru, diocesi di Padang, con 26 comunità. Anche in quel caso ho potuto formare i laici, perché per me la parrocchia comprendeva tutto il territorio, non solo il centro. Ho responsabilizzato chi di dovere in modo che potesse svolgere il servizio della parola e la distribuzione della comunione… Mi sono sempre spostato in moto. In 25 anni ne ho fatte fuori 6!

Nel 2009 sono stato a Jakarta, l’inferno! Ero in una parrocchia organizzata, con la scuola (ero il capo del comitato scolastico) dall’asilo fino al liceo. Mi trovavo in zona cinese, con chiesa cinese. Per 20 anni lì si erano fatte sempre le stesse cose.

Anche in questo caso, ho provato a cambiare un po’, dando fiducia al nuovo consiglio pastorale e “rompendo” con chi si era fossilizzato.

Il padre dei rosari

In Indonesia non ci sono islamici radicali, se non rare eccezioni. Anche il governo ha a cuore la convivenza religiosa. Sostanzialmente, non ho mai avuto problemi, ma bisogna saper coltivare i rapporti umani e conoscere le lingue.

Quando mi trovavo a Sumatra del nord, con i cappuccini olandesi, uno di loro era un falegname e, tra le altre cose, componeva i rosari.

Mi ha chiesto, visto che tornavo in Italia, di procurargli i grani di plastica, bucati. Sono stato a Bassano del Grappa e ho portato un chilo di materiale in Indonesia.

Una seconda volta, ho preso un po’ di roba anche per me, compresi rosari già fatti, che andavano a ruba ovunque. Siccome non bastavano mai, mi sono messo anch’io a farli. Ed è stata una fortuna. Ad Aekanabara ero conosciuto come il padre dei rosari!

Ora sono a Brescia. Intanto, ho conosciuto la comunità. Mi piacerebbe continuare l’animazione missionaria, a partire dal gruppo degli amici che frequentano la casa.

Tutti si lamentano che non ci sono preti. Io, provocatoriamente, dico che ce ne sono ancora troppi. Preghiamo che il Signore mandi operai nella sua messe. Ma non sappiamo quale tipo di operai.

Il papa dice che il clericalismo esiste quando un pastore diventa funzionario, pur con le migliori intenzioni di servire.

In questo senso, spero che le nostre due riviste saveriane formino cristiani autentici.  

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