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Così ricordo p. Italo Noris

Così ricordo p. Italo Noris
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La prima immagine di p. Italo si è impressa nella mia mente ad Alzano Lombardo intorno a metà anni ‘60. Ho visto questo giovane missionario segalino, con la barbetta e gli occhiali, veste e fascia d'ordinanza, attraversare di gran fretta il salone della ricreazione a piano terra, con una vissuta borsa di pelle nera. Chiesi al prefetto chi fosse, ed egli mi rispose: “P. Noris”.

Allora non si usavano i nomi. Un po' come nella vita militare, ci si chiamava per cognome. Il Generale p. Castelli, il rettore Mattiello, il vice p. Fasolini, i prefetti Camera e Zordanello e i compagni di studi, Armati, Bertagni, Baccalà, Baccanelli... In quegli anni p. Italo era aiuto economo a Parma ed era lì ad Alzano di passaggio. Lo rividi un bel po’ di anni dopo, nel 1988, a Luvungi. Io provenivo dall'interno, da Kitutu, e mi trovavo nella missione di Luvungi per riparare il Land-Rover. Lui, a poche decine di chilometri dalla missione, quando la discesa da Bukavu cominciava a farsi più dolce, era uscito di strada a causa di “lavori in corso”. Gli operai gli avevano indicato un passaggio, ma questo, sotto il peso della Land-Rover era ceduto. P. Crippa, il grande meccanico, mago dei motori, mi chiese di accompagnarlo per vedere di recuperare il suo fuoristrada. Tutto finì bene.

Da allora, l'ho rivisto questa estate, ad Alzano, ospite della comunità. Era venuto per un breve periodo di controlli medici, perché le vacanze vere e proprie erano previste nel 2019. Sempre segalino, sempre con gli occhiali, con barba e capelli un po' meno neri di un tempo, niente veste e fascia adesso, ma sempre col moto perpetuo addosso. Potete immaginare la sorpresa nell'apprendere della sua morte, avvenuta a due settimane dal rientro in Congo, l'11 settembre.
La notizia ci ha lasciti attoniti, increduli e affranti. Si doveva informare i tanti amici che aveva nella bergamasca. Abbiamo fatto pubblicare un articolo su L’Eco di Bergamo, a cura di Gloria Vitali, che si è avvalsa di un po' del nostro materiale. C’erano le testimonianze di p. Franco Sottocornola, suo compagno fin dai primi anni di Pedrengo, e di p. Deogratias Bacibone, congolese, di passaggio qui ad Alzano Lombardo e in procinto di rientrare in Congo.

Da quel testo dell'Eco è emersa la figura di una persona che, nonostante le varie disavventure accorsegli durante gli anni di studentato (caduta dagli anelli a testa in giù, delicato intervento allo stomaco e altro), si era sempre dimostrato tenace e reattivo nel perseguire la sua vocazione, tanto da passare, dal 1968 al 2018, la sua vita in Africa, salvo brevi periodi in patria per cure. Nessuno di chi l'aveva conosciuto avrebbe scommesso che sarebbe arrivato a 82 anni d'età.

Persona attiva, cordiale, intraprendente, attenta agli altri, ha svolto numerose mansioni. È stato un prezioso jolly in terra africana. Ciò che lo caratterizzava in particolare era la capacità di relazione. Aveva entusiasmato un gran numero di persone ad aiutarlo nei suoi progetti sociali: scuole, chiese, dispensari. Raccoglieva attorno a sé tante persone diverse tra loro, che gli volevano veramente bene. Ultimamente era padre spirituale nella casa di formazione a Bukavu (filosofia). Un saveriano, che ha condiviso con lui tanti anni di missione in Congo, parlava di lui come di un uomo che pregava. L’Eucarestia e il rosario erano i suoi punti fermi, immancabili, nonostante le fatiche e le febbri malariche. È partito pieno di entusiasmo e di progetti con una forza e un entusiasmo tali, che l'hanno spinto fino in cielo.

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