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Contagiati da storie di lotta, speranza e fede

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La Pasqua dell’anno scorso è stata differente da tutte le altre. L’ho vissuta insieme ai migranti a Ceuta (Spagna) e a Tetuan (Marocco). Eravamo circa 50 persone. Come sempre, Dio ci sorprende e fa sì che lo scopriamo presente nei nostri fratelli africani.

Vivere il triduo pasquale insieme ai migranti, tra cui alcuni musulmani, mi ha fatto vedere il volto di Cristo, presente non solo nelle croci, ma anche nella gioia, fede e speranza che essi hanno verso Dio. Il tutto in un clima di amore e fraternità. In tale spazio, le differenti fedi religiose non creano paure e conflitti, ma un legame speciale tra le persone.

Ho vissuto la settimana santa in modo intenso. Ho sentito la presenza misericordiosa e amorosa di Gesù, insieme a questi giovani migranti. Ho conosciuto da vicino le loro difficoltà per arrivare in Europa, mossi dal sogno di costruire una vita migliore. Tutto questo mi ha colpito molto. Infatti, la maggior parte erano giovani che hanno lasciato casa, famiglia, amici, rischiando la vita nell’attraversare il deserto e arrivare in Spagna.

Uno di loro ha passato ben cinque giorni nel deserto, senza bere acqua. Un altro ha perso suo fratello, morto di fame e stenti. Tutte queste testimonianze mi fanno capire meglio la passione di Cristo. Molti, nonostante le grandi difficoltà, non si sono mai sentiti soli. Hanno sempre avuto la certezza della presenza di Dio in mezzo a loro. Come il popolo d’Israele nel deserto, si sono fatti guidare da Lui.

È un esempio di vita per me e per noi che, spesso, di fronte alle prove quotidiane, piccole o grandi, pensiamo che Dio ci abbandoni. La storia, di lotta e speranza, di questi migranti, ha contagiato il mio cuore e ha animato il mio spirito missionario. Di fronte a tutto questo, mi viene spontaneo ringraziare Dio per la loro testimonianza viva, che ha aperto la mia mente e cuore sulla realtà dell’immigrazione, finora abbastanza lontana dal mio quotidiano.

Ho approfittato per stare con loro, parlare, pregare insieme. Sono stati momenti meravigliosi, nonostante le difficoltà linguistiche. Ma la comunicazione è avvenuta grazie alla lingua universale che ci unisce tutti: l’amore. Non ci sono barriere, quando c’è l’intenzione di fare il bene.

Celebrare la Resurrezione con i fratelli francescani di Tetuam, in Marocco, a 45 minuti da Ceuta, mi ha fatto scoprire una chiesa piccola, umile, gioiosa e aperta, che annuncia il vangelo senza tante parole. Il Signore, nel nostro fondatore san Guido Conforti, ha ispirato un carisma missionario dal tema: “Fare del mondo una sola famiglia”. Ho constatato come questo sogno sia già realtà. Infatti, ho concelebrato l’Eucarestia pasquale in Marocco, un paese musulmano. È stato qualcosa di speciale, missionario e universale.

Vivere la Pasqua in terra islamica mi ha aiutato a comprendere meglio che Cristo è morto e risorto per tutta l’umanità. Mi ha dato una lezione di amore, solidarietà, speranza e fraternità. Una chiamata a uscire dalla mia terra, dal mio piccolo mondo, per condividere il suo amore con gli altri, soprattutto con chi ancora non ne ha mai sentito parlare. Sono grato per avere avuto la possibilità di vivere la missione in Spagna; è un vero dono di Dio.

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