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C’è bisogno di noi!

C’è bisogno di noi!
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  • p.6 cina africaSotto l’ombrello di Pechino. La Cina ha promesso investimenti per 60 miliardi in Africa, ma Pechino è molto più che un partner economico. Il governo cinese continua a investire massicciamente in Africa, in particolare nel quadro delle nuove “vie della seta”. Nonostante Pechino rigetti l’accusa di neocolonialismo, politica ed economia sono strettamente legate. Non a caso, la Cina vende sempre più armi ai paesi africani. La prima base militare cinese all’estero è stata inaugurata l’anno scorso a Gibuti. Ma la Cina si muove a tutto campo, dall’alta tecnologia al manifatturiero di base. Per i prestiti erogati, un giorno, presenterà il conto? (Elio Boscaini).
     
  • Lotta alla corruzione. La corruzione in Africa ha una concomitanza di fattori. Oggi, urge più che mai lottare contro una pratica che è diventata cultura, parte dell’azione dell’uomo africano. Lo sosiente p. Zagore, della Società Missioni Africane. “Occorre una purificazione delle mentalità ponendo ogni gruppo sociale di fronte alle sue responsabilità; lottare contro la corruzione consiste in un vero e proprio progetto di rieducazione. Finché continueremo a trascurare la dimensione culturale e civile della corruzione nel continente africano, la nostra lotta sarà vana”.
  • Sud Sudan dimenticato. Per il comboniano p. Daniele Moschetti “bisogna riaccendere i riflettori su questa crisi dimenticata” anche se diplomatici europei e giornalisti sono scappati da Juba. “Siamo testimoni di atrocità terrificanti, non c’è più traccia di umanità. La popolazione è costretta a fuggire o a dipendere dagli aiuti umanitari”. Le lotte per il potere hanno sfibrato l’identità nazionale e fatto saltare i fragili equilibri di un territorio vasto e privo di infrastrutture, popolato da 64 etnie e destabilizzato da interferenze straniere interessate alle ricchezze. A portare soccorso e conforto, oltre agli operatori sanitari presenti nei campi profughi, sono rimasti solo presbiteri e religiose che animano parrocchie e missioni (Olivier Banda - foto Bruno Zanzottera).
  • Elezioni regolari. In Congo RD, i vescovi avvertono che la mancata realizzazione di elezioni (programmate a dicembre) credibili e trasparenti costituisce un rischio latente se non si affrontano certi nodi: elettori iscritti nelle liste elettorali senza impronte digitali; mancanza di consenso sull’uso delle macchine elettorali elettroniche; mancanza di misure di rasserenamento previste nell'accordo di San Silvestro. Anche in Camerun le elezioni presidenziali sono in programma il 7 ottobre e si svolgeranno in un contesto socio-politico particolare (crisi nel nord-ovest e del sud-est, insicurezza nell’estremo nord per Boko Haram e l’impatto del conflitto centrafricano). Solo un voto libero può garantire pace, stabilità e giustizia.
    In Thailandia, in vista delle elezioni di febbraio 2019, i giovani chiedono democrazia e libertà, insoddisfatti per la censura e l'oppressione che avvertono. Oggi la gente, più che scendere in piazza, scrive sui social media, ma il governo esercita il controllo anche sulle reti. Il paese ora è pronto a tornare alla democrazia. Ma i militari lasceranno il potere?
    In Indonesia è importante che il governo continui a promuovere instancabilmente la tolleranza religiosa in vista delle elezioni (aprile 2019). L'estremismo islamico rimane un problema e una minaccia per l’armonia sociale e religiosa e lo spirito di condivisione nazionale.
  • p.6 MSF 201807 Libya DC Misrata KhomsRifugiati intrappolati. Migliaia di rifugiati, migranti e richiedenti asilo, detenuti arbitrariamente nei centri di detenzione in Libia, devono essere immediatamente rilasciati ed evacuati verso la sicurezza, fuori dal paese. È la richiesta di Medici Senza Frontiere (MSF), mentre nel Paese domina l’insicurezza e il rifornimento medico è stato sospeso. Si richiede di accelerare il trasferimento e reinserimento, mentre in tutta la Libia, rifugiati e migranti affrontano livelli allarmanti di violenza, estorsione e sfruttamento.
    Intanto, a un anno dalla fuga, i rohingya vivono in campi terribili e in un limbo legale che rende il loro futuro incerto. Nonostante il Bangladesh abbia mostrato generosità aprendo le porte ai rifugiati, il destino dei Rohingya resta incerto. Gli stati ospitanti nella regione negano loro qualsiasi status legale formale, costringendoli a vivere in uno stato di estrema vulnerabilità.

L’iniziativa

“Italia, ripensaci”

Il 7 luglio 2017, l’Assemblea dell’Onu a New York approva con 122 voti favorevoli il Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Ad oggi, 59 Stati hanno firmato e 10 di essi hanno ratificato. Il Trattato entrerà in vigore al momento della ratifica formale di almeno 50 Paesi. L’Italia per ora si è collocata fuori da ogni contributo e sostegno al trattato. Non ha partecipato all’elaborazione del testo, non è fra i 122 paesi che lo hanno approvato e non ne ha discusso in alcun modo in sede istituzionale. Il 7 luglio 2018, sono state consegnate al Parlamento migliaia di cartoline, di ordini del giorno e appelli approvati da numerosi Enti Locali italiani e realtà della società civile.

Anche questo è uno dei tanti temi al centro della marcia Perugia-Assisi, in programma il 7 ottobre.

La voce dei missionari

p.6 giornata martiri saveriani

Giornata dei saveriani martiri

Il XVII Capitolo Generale dei saveriani ha fatto una proposta: istituire una giornata dei martiri saveriani. Dopo vari consulti, si è scelto come giorno il venerdì della seconda settimana di ottobre, mese missionario (quest’anno sarà il 12). I nostri martiri sono stati testimoni fedeli dell’amore di Dio nei contesti dove il Signore li ha inviati. Di fronte al pericolo, all’avversità, all’incertezza, hanno messo la loro fiducia nel Signore. Con la forza da Lui ricevuta, sono rimasti fedeli al regno di Dio, amando e servendo il popolo che li ha accolti.
Fare memoria serve per crescere nella fedeltà al vangelo e alla missione che la chiesa ci ha affidato. Avere confratelli e consorelle martiri serve per dare sempre un po’ di più, allontanando da noi la tentazione di accomodarci, di cadere nella mediocrità di una mentalità mondana. Fare memoria dei nostri martiri è un modo concreto per accogliere l’invito del Signore a diventare santi, nella fedeltà al carisma ricevuto.
In questa giornata siano coinvolte tutte le comunità saveriane, i laici, gli amici che partecipano della nostra spiritualità, e chi ci è stato affidato (parrocchie, comunità, movimenti, gruppi…) che, in generale, fa parte della famiglia saveriana. p. Fernando García, sx

Una storia da raccontare

Risposta a tutto campo

Istituzioni e realtà appartenenti alla chiesa cattolica, tra il 2014 e il 2018, hanno mobilitato complessivamente più di un miliardo di dollari per rispondere alle emergenze umanitarie connesse ai conflitti che hanno devastato la Siria e l'Iraq. L'aiuto fornito si è rivolto indistintamente “a tutte le persone in stato di bisogno”. Il 2018 vede una diminuzione progressiva delle risposte di tipo emergenziale e il potenziamento di progetti e iniziative nel medio-lungo termine. In Siria sono 13 milioni le persone in stato di bisogno (tra sfollati interni e rifugiati registrati, principalmente in Turchia, Libano e Giordania), in Iraq quasi 9 milioni, di cui oltre 4 milioni di bambini. Nel 2018, se l’istruzione resta il settore prioritario d'investimento, crescono i fondi utilizzati nel campo sanitario e diminuiscono drasticamente quelli utilizzati nell'aiuto alimentare. Il ritorno nelle comunità di origine è uno dei temi centrali della risposta alla crisi e uno degli ambiti prioritari su cui si focalizzerà l’azione della chiesa nei prossimi anni.

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