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A Brescia, 22 anni per la missione

A Brescia, 22 anni per la missione
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Sono stato direttore di “Missionari Saveriani” dal 2002 al 2015, un’esperienza faticosa e meravigliosa. La fatica era dovuta al fatto di non avere tregue: dai alle stampe un numero e hai già messo mano al successivo, quasi senza respiro. La meraviglia aumentava ogni volta che giungeva il racconto di un missionario sull’esperienza viva della missione. Ancor più, perché i racconti e le esperienze arrivavano da tante parti del mondo. La stessa missione, con esperienze differenti e tra popoli diversi. Insomma, la missione non annoia!

Dal 1972 ero felicemente in Bangladesh, quando, a metà del 1993, mi giunge una lettera con la proposta di tornare in Italia. Non mi si lasciava altra scelta che obbedire. I superiori mi dissero: “Puoi scegliere tra Giustizia e Pace a livello di congregazione, oppure a Brescia con la rivista Missione Oggi”. Io ho scelto la prima; la lettera dei superiori mi destinava alla seconda. Così è la vita missionaria!

Ventidue anni a Brescia, nel Centro saveriano di animazione missionaria (Csam), sono tanti. Non si è trattato solo di scrivere articoli sui vari temi della missione. Ho anche preso parte alle grandi “battaglie sociali” dell’ultimo ventennio: “Democrazia è partecipazione”, Campagna contro le mine e contro il lavoro minorile, Disarmo e pace, Condono del debito per i paesi impoveriti, Bambini abusati e sfruttati, Dialogo interreligioso, Parrocchia missionaria…

Quanti incontri e dibattiti in Italia, dal nord al Sud e alle Isole, con adulti, giovani e ragazzi delle scuole! Quante persone incontrate, credenti e non credenti, cristiani e musulmani, italiani e di altra nazionalità… Quante amicizie, gradite e profonde; quante lettere e messaggi a cui rispondere, fino alle ore piccole. Tutti con gli stessi obiettivi: migliorare questo nostro mondo, renderlo più consapevole dei gravi problemi e delle urgenze per porvi rimedio, tutti insieme collegati, perché “l’unione fa la forza”.

Se gli anni di attività in Italia sono stati tanti, non ho tuttavia motivi di rammarico né di rimpianto. La missione avviene dove si vive, con le persone che si incontrano, in modi e con mezzi diversi, ma in collegamento con il mondo intero. Uno supporta e completa l’altro. L’annuncio del vangelo non è solo “parola”, ma anche “gesto”; non è solo fare, ma anche raccontare; non è solo voce, ma anche scrittura e immagine.

E poi c’è la fatica di pubblicare e diffondere il grande mosaico della missione. È vero, Gesù missionario ha parlato e fatto tanto; mai scritto, mai usato radio e tv, mai andato su giornali e riviste … Ma cosa sarebbe per l’umanità se non ci fossero i vangeli, gli atti, le lettere, scritti, copiati e diffusi, con effetto moltiplicatore? Oggi poi l’annuncio avviene attraverso il “passa parola” multi mediale e virtuale, con mezzi accelerati a effetto immediato.

È una “Grazia”. E a me, per tanti anni, è stata fatta grazia di udire, raccogliere e rilanciare la testimonianza missionaria di altri. Non da solo, ma con tante persone che hanno collaborato, in vari modi e tempi. Grazie sincere anche a loro. Ora sono tornato in Bangladesh per vivere gli ultimi giorni di vita “sul campo”. Diceva S. Guido Conforti: “I tempi sono tristi, ma non si è chiuso il libro dei prodigi; i prodigi più belli sono quelli che opera la Grazia nel regno dei cuori”.

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