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500 anni dalla Riforma Protestante

500 anni dalla Riforma Protestante
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Sono passati ormai 500 anni dall’affissione delle 95 tesi di Lutero alle porte della chiesa del castello di Wittemberg. Il 31 ottobre ricorrerà la data esatta dell’anniversario. Se pensiamo alla chiesa di quel tempo, Lutero aveva ragione a denunciarne gli abusi (cosa che farà lo stesso Concilio di Trento), a richiamare la centralità della Scrittura come norma fondante della vita della chiesa (che la Dei Verbum, documento sulla Sacra Scrittura del Vaticano II ha ampiamente trattato e recuperato) e a richiamare tutta la cristianità ad avere come centro “Solus Christus” (“Solo Cristo”).

L’anno scorso, per la prima volta, la Chiesa Cattolica, attraverso la visita di papa Francesco a Lund, in Svezia, ha celebrato la commemorazione comune della Riforma. Evento questo che, fino a oggi, è sempre stato un’occasione, da parte delle comunità protestanti, di rivendicare la loro separazione rispetto alla Chiesa Cattolica. Dall’anno scorso, invece, finalmente, insieme si può guardare alla Riforma, non solo come a qualcosa che ha diviso la chiesa, ma si possono recuperare quegli aspetti che ci aiutano a riscoprire lo spirito autentico del vangelo.

Come lo stesso papa Francesco ha detto a Lund: “Rendo grazie a Dio per questa commemorazione congiunta dei 500 anni della Riforma, che stiamo vivendo con spirito rinnovato e nella consapevolezza che l’unità tra i cristiani è una priorità, perché riconosciamo che tra di noi è molto più quello che ci unisce di quello che ci separa. Il cammino intrapreso per raggiungerla è già un grande dono che Dio ci fa e, grazie al suo aiuto, siamo oggi qui riuniti, luterani e cattolici, in spirito di comunione, per rivolgere il nostro sguardo all’unico Signore, Gesù Cristo”.

 

Dalla scomunica di Lutero in poi si sono susseguite una serie di separazioni interne alla chiesa che non fanno onore né a Cristo né al vangelo. Non siamo rimasti fedeli alla preghiera che Gesù rivolgeva al Padre: “perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21).

Nell’ecumenismo, così come nelle missioni, le nostre divisioni causano scandalo! Ne soffre anche lo stesso annuncio del vangelo. Che immagine può avere un credente di qualche altra religione se non annunciamo insieme Cristo? Non penserà che esistono più “cristi”? Quale sarà “quello vero”? Quello dei protestanti, quello dei cattolici o quello degli ortodossi?

Commemorare la Riforma Protestante, insieme, potrà essere l’occasione di superare ciò che ancora ci divide. Solo insieme possiamo annunciare con efficacia lo stesso Cristo. Da questa unità dipende la missione della chiesa, in Europa e nei vari continenti dove siamo presenti, come missionari. Finché siamo divisi, non siamo la chiesa che Gesù ha voluto e desiderato! Per dirla con il Papa: “Tutti siamo chiamati all’unità nella sequela di Nostro Signore Gesù Cristo”.

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